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Ecco Sora 2 |
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Oggi invece
alluminio ed acciaio hanno sostituito il robbio metallo ed agli oggetti
artigianali è rimasto un valore artistico ed ornamentale; non va
dimenticato che la conca ciociara è il simbolo delle nostre zone. I fratelli
Alfieri sono quindi rimasti insuperati artisti nella lavorazione del rame,
capaci, con estrema disinvoltura, di passare dalla realizzazione di oggetti
pratici a quella di magnifiche opere d’arte, assoggettando lo scintillante
metallo alla loro creatività, alla loro sensibilità, alla loro capacità. Altro
grande ramaio sorano è Antonio Alviani. Tra i battitori in ferro citiamo
Nicola Castellucci. Per la
realizzazione di mobili artistici in legno segnaliamo il Commendatore
Vincenzo Domenico De Donatis e l’abilissimo figlio Decio. Il
Commendatore De Donatis era il discendente dell’architetto svizzero
Cristoforo De Donatis, che nel XVIII secolo ricostruì la chiesa di San
Silvestro. Come l’arcavolo,
Vincenzo Domenico De Donatis era dotato di un profondo senso estetico; le
sue opere abbelliscono residenze di privati, le Abbazie di Casamari e di
Montecassino, la Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo) di
Sora, ecc.. Nella
realizzazione dei suoi mobili d’arte il Commendatore inseriva spesso
pannelli finemente e sapientemente intagliati con soggetti molto
impegnativi, ad esempio scene tratte dalla "Divina Commedia" di
Dante Alighieri. Analizziamo
la situazione attuale nella nostra città; si è passati bruscamente dalla
famiglia estesa alla famiglia mononucleare, con repentini mutamenti nelle
usanze, nelle abitudini, nel modus vivendi. L’agricoltura
e l’allevamento sono sempre meno praticati, per mancanza di necessaria
rimunerazione; alcune fiere annuali di merci sono state abolite; fino al
1981 si è svolta a Sora, presso l’attuale Parco Antonio Valente, allora
Campo Boario, una Mostra Concorso del vitellone da carne, con grande
partecipazione di allevatori e di operatori commerciali; all’interno della
manifestazione, una figura è rimasta mitica per premi vinti e notorietà:
Bartolomeo Gemmiti (Sargente), splendido, anche se ultimo, esempio di una
gloriosa civiltà contadina; lui e sua moglie Emma Forletta hanno sempre
saputo nobilitare, in campo agricolo e zootecnico, la nostra città,
riuscendo, con la loro innata capacità, vasta esperienza ed infinite
cognizioni, ad ottenere prodotti agricoli ed animali ammirati ed invidiati
da tutti. E per queste loro "passioni" essi hanno sacrificato
tutta l’esistenza, sempre nei loro campi, amando profondamente i loro
terreni, per i quali hanno ritenuto di non fare mai abbastanza, nonostante
tutte le energie profuse. Il settore
industriale è in leggera crisi; sono sorte nuove industrie, ma altre,
soprattutto mobilifici, hanno cessato la loro attività e Sora si avvia a
diventare una città con un notevole sviluppo del settore terziario. è
doveroso segnalare una realtà che costituisce il propulsore dell’
economia sorana, la COINAR BRUNI S.p.A., vanto ed orgoglio di Sora. è stato
Fernando Bruni l’artefice di tali risultati, figura esemplare per
competenza, professionalità ed operosità, il vero "creatore"
delle fortune dell’azienda, colui che, prese le redini, l’ha condotta
agli attuali risultati; la sua gestione è stata il punto di partenza della
parabola ascendente che ha condotto la S.p.A. al vertice dei valori
nazionali della categoria ed ha permesso a Bruni di imporsi nel Gotha sorano
della ricchezza, grazie al suo forte carattere, alla sua indiscussa
preparazione tecnica, alla sua intraprendenza ed al suo senso pratico degli
affari. Ma in lui spiccano, oltre alla capacità manageriale, anche una
grande carica umana e le immense capacità professionali, che egli sa sempre
coniugare con la signorilità degli atteggiamenti. è ancora lui il
carismatico ed indiscusso moderatore, il propulsore intelligente,
industrioso, instancabile e preparato, il perno, il fulcro, l’anima
dell’azienda; è lui sempre pronto nel quotidiano disimpegno delle sue
funzioni specifiche, continuamente colpito da stimoli e problematiche che
risolve sempre nel migliore dei modi, grazie alla sua non comune
intelligenza, qualità che consiste proprio nella capacità di affrontare e
risolvere i problemi che si presentano. Ed infatti
che lungo cammino quello percorso e quali e quante le difficoltà
incontrate! L’inizio
della reale "scalata" al primato avvenne soltanto nel lontano
secondo dopoguerra, quando il Bruni, afferrato il timone della piccola
attività di allora, ha saputo trasformarla nell’attuale colosso economico
che domina il mercato italiano dell’arredamento. L’allora giovane
industriale non conobbe soste, sacrifici e scoraggiamenti: percorse in lungo
ed in largo tutte le contrade d’Italia e si "fece le ossa" -
come suol dirsi -, tanto da diventare uno dei più profondi conoscitori
della materia. Nell’età matura, raccoglie i frutti del lavoro allora
"seminato" e, meritatamente soddisfatto, constata il fervore
sempre crescente con il quale i consumatori richiedono i suoi prodotti. È
stata sua volontà non gravare mai i costi delle incidenze relative a spese
per concorsi a premio, ecc., tutte spese che in realtà il consumatore, e
soltanto il consumatore, deve sopportare. È stato lui a mettere al bando
tutte le inutili spese di sovrastrutture, a ridurre le spese di produzione e
di distribuzione ed a contrarre gli utili aziendali al minimo possibile. Si
deve soltanto a lui se l’attività ha potuto raggiungere il sano obiettivo
di dare al consumatore il "miglior prodotto al minimo prezzo". E difatti
la politica commerciale della grossa realtà economica è stata impostata e
sempre mantenuta su due concetti
fondamentali: - sempre
migliore qualità dei prodotti; - sempre
minore spesa per il consumatore. Facilmente
possono essere giudicati brillantissimi i risultati raggiunti, dovunque i
prodotti si sono presentati. La
funzionalità dell’organizzazione commerciale dell’azienda ed i
presupposti di onestà che hanno sempre caratterizzato la sua politica di
vendita, sono i fattori che hanno "creato" il successo. Per
concludere: la perfetta modernissima attrezzatura tecnica dei suoi
stabilimenti, l’agile funzionale organizzazione del settore vendite, la
rinomanza dei prodotti affermati in ogni angolo d’Italia ed un
"pilota" eccezionale, danno all’azienda la certezza di un
avvenire sempre migliore, grazie anche ai figli Ennio e Matilde, che
coadiuvano brillantemente l’augusto genitore e del quale serbano
l’imprenditorialità, la volontà e la tenacia. Quale massima espressione
di merito per l’alto grado di preparazione raggiunta, per il fattivo
contributo al progresso ed al benessere della nazione e per i grandi
risultati conseguiti, a Fernando Bruni è stata conferita l’onorificenza
di Commendatore. Ma il
capolavoro della sua mente imprenditoriale è la brillante iniziativa delle
Fiere di Sora, che ha fortemente rilanciato la locale produzione del mobile,
anche se a questa espansione ha fatto seguito purtroppo una
standardizzazione del prodotto. Il discorso
sulle Fiere di Sora è abbastanza lungo. Cerchiamo di ripercorrerne insieme
le varie tappe; già nel 1970 e nel 1971 si svolsero nella nostra città due
manifestazioni fieristiche denominate proprio Fiera di Sora 1970 e 1971 e
fortemente volute dall’ Associazione Atletica Sora e particolarmente dal
suo presidente, Professor Alberto Inglese, sempre con la ferma volontà di
valorizzare il territorio sorano; le due fiere si svolsero la prima nella
villa comunale e la seconda nell’area dello stadio; purtroppo la mancanza
di strutture vaste ed adeguate andò ad inficiare il buon esito delle
manifestazioni, che fu comunque lusinghiero; non poteva essere altrimenti,
vista la millenaria anima commerciale della città, che si trova alla
confluenza di tre sistemi vallivi, Roveto, Comino e del Liri. Sora è un
antichissimo centro commerciale, un tempo in tutto l’arco dell’anno si
susseguivano fiere in corrispondenza di festività religiose, principalmente
Capodanno, il primo gennaio, Santa Restituta il 27 maggio, San Lorenzo il 10
agosto, San Domenico il 22 agosto e Valleradice l’8 settembre. I mercati
avevano cadenza bisettimanale, giovedì e domenica, e vi si poteva trovare
qualsiasi mercanzia, tra cui anche i mobili, frutto di una grande abilità e
passione degli artigiani locali. Fiere e mercati richiamavano gente
dall’Abruzzo, dalla Campania, dal Molise, dall’Agro Pontino, dai
Castelli Romani e queste correnti producevano ricchezza e benessere.
Indubbiamente, a ciò ha sempre contribuito la felice posizione di Sora,
punto d’incontro delle aree laziale, abruzzese, molisana e campana e
centro di gravità di un vastissimo territorio, comprendente Pescara, Roma,
Napoli, Caserta, Latina e Campobasso. Tutte queste variabili hanno fatto di
questa graziosa cittadina il più importante centro commerciale del Basso
Lazio. Ma la costruzione dell’Autostrada del Sole ed il suo passaggio a
Frosinone, e conseguentemente la localizzazione degli agglomerati
industriali nei pressi dell’importante arteria di comunicazione, hanno
isolato la nostra città, anche perché non sono state realizzate subito le
opportune infrastrutture viarie per superare l’isolamento. La riduzione
della commercializzazione dei prodotti ha portato necessariamente alla
necessità di creare un nuovo e forte richiamo per perpetuare la millenne
vocazione commerciale di questa città e la COINAR BRUNI S.p.A., in
collaborazione con l’associazione culturale Sora Nostra, nel 1977 diede
nuovo impulso all’iniziativa fieristica, portandola ai massimi livelli ed
agli straordinari successi che la contraddistinguono ormai a livello
nazionale. Il complesso fieristico, di oltre 100.000 metri quadrati, è
ubicato a Sud-Ovest dell’agro sorano, in località San Domenico, nei
pressi della chiesa omonima, in prossimità della confluenza del Fibreno con
il Liri e lungo la riva destra di quest’ultimo. L’ingresso principale
del polo fieristico è in via Barca San Domenico, 1 e l’ingresso di
servizio in via Marmóne Vadurso. L’area è adibita esclusivamente
all’organizzazione della manifestazione fieristica ed è formata da aree
coperte e scoperte; le prime sono costituite da fabbricati in muratura e da
capannoni prefabbricati in carpenteria metallica con pareti e copertura in
lamiera zincata e grecata; la pavimentazione delle aree coperte è
costituita da pietrisco calcareo rullato, mentre le strade che raccordano
l’area sono asfaltate. Dall’intento iniziale di valorizzare le risorse
dell’artigianato locale, si è arrivati a inaspettati successi, dovuti
alla presenza di espositori provenienti da ogni regione italiana, alla
grande affluenza di pubblico ed all’imponente volume d’affari che vi si
realizza. Indubbiamente, il geniale frutto della brillante mente del Bruni
ha contribuito, ed in maniera decisiva, alla promozione ed alla
valorizzazione delle nostre zone. Ma,
soprattutto, va considerata la versatilità dell’iniziativa, che si occupa
di tutti i settori merceologici e di tutte le aree economiche: agricoltura,
turismo, moda, fino ad arrivare all’ultima manifestazione, il Sora
Motor-Show. La città non rispecchia però la floridezza della sua realtà
economica più fiorente. Le uniche
strade percorribili per risolvere i problemi di Sora sarebbero: il
completamento delle infrastrutture viarie, che permetterebbero alla città
di gestire meglio la sua felice posizione, trovandosi tra Pescara, Napoli e
Roma; la riesumazione dell’industria del mobile, un tempo floridissima,
sotto forma di archeologia industriale e di valorizzazione del passato; una
fiera permanente, sul modello di Verona, che richiami espositori,
visitatori, curiosi, operatori commerciali ed addetti ai lavori, portando
quindi ossigeno a tutti gli esponenti del terziario e conseguentemente
benessere generale; razionale utilizzazione e promozione delle risorse
turistiche, paesaggistiche e storiche, anche in previsione del Giubileo del
2000 e con una razionale sistemazione del centro storico, che potrebbe
essere adibito a vetrina dell’artigianato con tante botteghe. Forte
valorizzazione ed ottimizzazione del nosocomio cittadino e delle strutture
di formazione in campo medico ad esso collegate, creando i presupposti per
una minerva sorana che dia spazio e voce alle risorse ed alle capacità
intellettuali e scientifiche del comprensorio. Sora è un crocevia di arte,
pensiero, cultura e volontà, quanto basta per un rinascimento culturale e
sociale. Soprattutto per i giovani: l’attuale congiuntura li ange in
particolar modo ed ale un cupo pessimismo nelle loro menti; essi ritengono
in fieri lo sviluppo della città e le difficoltà attuali sono
lapalissiane, ma è giustificata la loro téma per il futuro? Speriamo di
no, per tutti! Carta d’identità di Sora I numeri
della città Superficie
territoriale: Kmq 71,84 [7.184 ha (ettari), 71.840.000 m2]. Popolazione:
circa 27.800 abitanti; dato che ho ottenuto tramite estrapolazioni
statistiche, con uno scarto di ± 1 %, (± 274 abitanti, popolazione
contenuta fra 274 abitanti in più o in meno, fra 27.526 e 28.074), dato
calcolato per il 31/03/1998, per la fine del I°
trimestre del 1998; comunque, per informazioni precise ed aggiornate, è
sufficiente rivolgersi all’Ufficio Anagrafe. Densità:
circa 387 abitanti per Kmq (al 31/03/1998). Confronto
demografico: censimento del 1861 (il primo del Regno d’Italia):
popolazione: 12.031 abitanti; censimento
1961: popolazione: 23.656 abitanti; densità: 329 abitanti per Kmq. Altitudine
minima sul livello del mare: m 269 (nella contrada Barca San Domenico). Altitudine
media sul livello del mare: m 300. Altitudine
massima sul livello del mare: m 1.870. Altitudini
per punti principali: Piazza
Santa Restituta: m 281,7; Piazza
Indipendenza (Piazza Nuova): m 282,8; Piazza
Giuseppe Garibaldi: m 281,3; Piazza
Risorgimento: m 282,6; Ponte XX
Settembre (all’inizio del viale XX Settembre): m 282,3; Ponte
Cavalieri di Vittorio Veneto: m 281,4; Convento
dei Passionisti: m 288; Chiesa
della Madonna della Neve: m 280,6; Chiesa
della Madonna delle Grazie: m 385,6; Castello di
San Casto: m 546; Chiesa
della Madonna di Costantinopoli: m 279; Chiesa di
San Ciro e di Santa Restituta o di San Ciro alle Trecce: m 279; Chiesa
della Madonna del Buon Consiglio o Madonna delle Mele: m 274; Case Colle
d’Arte (sulla cima della collinetta): m 313; Case Colle
Marchitto: m 291; Collina
della Sura (sulla cima): m 316; Abbazia di
San Domenico Abate: m 270; Contrada
Ruscitto, nella frazione di Carnello: m 283; Stazione
ferroviaria: m 282; Piazzale
del cimitero: m 285. Posizione
geografica della città (coordinate geografiche riferite all’Ellissoide
Internazionale orientato a Roma): 1° 09’ 38" di longitudine Est da Monte
Mario; 13° 36’ 46",40 di longitudine Est da
Greenwich; 41° 43’ 13" di latitudine Nord. Spiegazione
delle due longitudini: Monte Mario è il punto geodetico e la denominazione
del meridiano di Roma; Monte Mario (meridiano di Roma): 12° 27’ 08",40 di longitudine Est da
Greenwich (meridiano fondamentale); quindi: 12° 27’ 08",40 + 1° 09’ 38" = 13° 36’ 46",40. Posizione
di Sora rispetto al meridiano dell’Etna: 1° 23’ 14" di longitudine Ovest (il meridiano
dell’Etna passa per il vulcano omonimo, regola il nostro fuso orario ed è
posto a 15° di longitudine Est da Greenwich). Posizione
di Sora rispetto al 42°
parallelo: 0° 16’
47" di latitudine Sud (il 42° parallelo ed il meridiano dell’Etna stabiliscono i
valori temporali di illuminazione solare sull’Italia). Gradini
della scalinata della Chiesa Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo): 49. Gradini
della scalinata "via Madonna delle Grazie", contati dall’ìnclito
Don Gaetano Squilla: 409. Gradini
della scalinata Antonio Zincone: 25 (+ altri 7 fino alla chiesa parrocchiale
di San Silvestro situata nella piazza omonima). Derivazione
del toponimo Sora: già nella lingua latina, al tempo dell’antica Roma,
esisteva il toponimo SORA, SORAE, appartenente alla prima declinazione;
comunque sull’origine del nome nulla di veramente certo si può affermare
e le ipotesi più accreditate sono: 1) la
derivazione da una voce orientale, sor
oppure sour, col significato di
rupe, roccia; 2) dal suo
ipotetico fondatore, il dio della luce, Sorano, trasmigrato in questi luoghi
insieme ad una colonia di Sabini; 3) da
parole della lingua greca, o sorÕs, soròs, sepolcro, o swrÕs, soròs, mucchio, cumulo, monticello di terra. Mi sembrano
comunque abbastanza artificiose le ipotesi che ridurrebbero Sora ad una
sterile rupe, essendo stato, secondo queste interpretazioni, il paesaggio
roccioso ad originare il toponimo, trascurando tanti elementi più
significativi. Alcune curiosità: Tito Livio riporta la conquista di Sora da
parte dei Romani (Prima Deca, libro IX, capo XXIV da "Ab Urbe condita
Libri CXLII"); nelle "Satire" dell’aquinate Decimo Giunio
Giovenale si parla dell’amenità della nostra città (I°, 3, 224); nell’"Orlando Furioso" di
Ludovico Ariosto si nomina Sora (canto
XXXVI, versi 7 e seguenti); ma le
citazioni storiche e letterarie non finiscono certo qui, e ciò attesta le
origini antiche della città.
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