|
Itinerario turistico III |
|
|
Tra i
personaggi famosi che la Piève ha rigenerato alla Grazia tramite il
Battesimo (in sagrestia si possono ammirare i loro ritratti sulle pareti),
è doveroso segnalare Michele Biancale: nato a Sora, il 4 ottobre 1878,
giornalista, critico d’arte, e docente di Storia dell’Arte Contemporanea
presso l’Università di Roma. Notevole la sua opera in due volumi
"Arte Italiana —Ottocento-Novecento". Chiuse i suoi giorni a
Roma il 25 maggio 1961. Suo fratellastro Francescantonio è stato un
famosissimo eliconide vernacolo, fine dicitore, abile verseggiatore oltre
che veterinario, filantropo, perno, fulcro, anima e propulsore di tante
iniziative; singolare il brindisi "Cari monatti", rivolto ai
tanatogòghi della certosa sorana, sentendosi ormai prossimo all’òbito.
Torniamo alla chiesa di San Bartolomeo per ricordare Edoardo Facchini,
nato il 2 gennaio 1886 a Sora nella frazione di Carnello, come ci ricorda
una lapide commemorativa posta sulla casa natale, quasi all’inizio di via
Madonna della Stella. Monsignor
Edoardo Facchini si laureò in Lettere ed insegnò Filosofia nel Seminario e
Materie Letterarie nell’Istituto Tecnico "Cesare Baronio". Fu
Direttore del Convitto Vescovile "Villa Angelina"; il 30 giugno
1935 fu consacrato Presule di Alatri; successivamente, nel 1943-1944,
durante la spietata dominazione tedesca, rischiando la sua stessa vita, salvò
tante persone, prigionieri di guerra, partigiani, ed aiutò bisognosi di
ogni genere. Grande conoscitore della filosofia tomistica, scrisse anche
alcune opere su San Tommaso d’Aquino. Ritornò al Signore il 21 ottobre
1962, a Roma, su un filobus, durante lo svolgimento del Concilio Vaticano II,
al quale aveva partecipato. Attraversato
il corso, ci troviamo in via Boncompagni,
nobile famiglia originaria di Bologna, Duchi di Sora, che governarono la
nostra città dal 16 marzo 1580 al 31 agosto 1796. Nel 1580, infatti, Ugo
Boncompagni, papa Gregorio XIII, munìfico mecenate, detentore delle chiavi
di San Pietro e dell’Anello del Pescatore, riformatore del calendario che
da lui ha preso il nome gregoriano, acquistò il Ducato di Sora da Francesco
Maria il Giovane Della Rovere, e lo regalò al figlio naturale Giacomo
(1548-1612), che iniziò la dinastia dei Boncompagni Duchi di Sora. Il
Ducato comprendeva anche l’isola di Sora, Brocco e Castelluccio, e
successivamente si ampliò, sul finire del XVI secolo, con l’acquisizione
di Roccasecca, Arce, Aquino ed Arpino. Si ampliò anche il nome del casato,
divenuto successivamente Boncompagni Ludovisi, con il matrimonio degli
esponenti delle due famiglie. Nel 1796 Antonio II Maria, ottavo Duca di Sora,
d’accordo con il Re di Napoli Ferdinando IV, permutò il suo possedimento
con alcuni beni di proprietà dei reali, situati nel vicino Stato
Pontificio. Il nostro territorio cadde così sotto il dominio borbonico, e
da allora il casato conserva soltanto il titolo onorifico di Duchi di Sora.
Di loro però non rimane soltanto il ricordo, ma anche i risultati di una
politica saggia, avveduta e lungimirante, che avviò lo sviluppo industriale
del territorio, soprattutto ad Isola del Liri, progresso giunto al suo
coronamento nel secolo scorso, ma che senza i Boncompagni non sarebbe
partito e decollato. Da via Boncompagni, scendendo alcuni gradini,
confluia-mo in via Volsci, che è uno dei rami del Corso ante
litteram, che si insinuava serpeggiando tra le abitazioni. Non aveva
chiaramente la larghezza di quello odierno, ed il livello era molto più
basso. Lungo questa via possiamo anche vedere la casa natale di Vincenzo
Simoncelli; nato a Sora il 22 luglio 1860, fu discepolo di
Amedeo Carnevale e successivamente, tra mille difficoltà, riuscì a
frequentare l’Università di Napoli, e fu professore dapprima a Camerino,
poi a Portici. Insegnò quindi Diritto Civile a Pavia, e poi Diritto
Processuale ed Istituzioni di Diritto Civile a Roma. Ha grandeggiato negli
studi giuridici, e ci ha lasciato numerose opere, tra le quali spiccano le
Istituzioni di Diritto Privato, nelle quali ha veramente profuso tesori di
dottrina. Fu eletto nel 1909 deputato per il collegio di Sora al Parlamento
Nazionale (XXIII Legislatura), e fu sempre attento e sensibile ai problemi
della nostra città, per la quale fece moltissimo, promuovendone lo sviluppo
e la crescita. Non si sottrasse nelle avversità e si prodigò per le
popolazioni colpite dal terremoto marsicano-sorano del 13 gennaio 1915. Fu
anche Ispettore Onorario ai Monumenti ed alle Antichità, e Terziario
Francescano. Egli assurse sempre ai sommi onori, e fu sempre un fulgido
esempio delle virtù cardinali, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza,
e delle virtù teologali, fede, speranza e carità; esemplare modello di
ingegno e di filantropìa e simbolico riferimento di tutta la gente sorana.
Biotelìa lo colse a Frascati il 9 settembre 1917. Uscendo da via Volsci
confluiamo in Piazza Palestro, dinanzi al monumento a Cesare
Baronio: nato a
Sora il 31 ottobre 1538, il suo vero cognome era Barone, poi latinizzato in
Baronius, di cui la forma Baronio è la derivazione. D’animo e di
complessione fortissimi, crebbe casto e puro, virtuoso e timoroso del
peccato, abbracciò la vita ecclesiastica contro il volere del padre e fu
discepolo di San Filippo Neri, a cui succedette in qualità di superiore
dell’Oratorio Romano nel 1593. Fu amico di
studiosi e dotti prelati come il Sirleto, che lo chiamò alla correzione del
Martyrologium Romanum; fu confessore di Clemente VIII, che indusse a riconciliarsi
con Enrico di Navarra (Enrico IV). Nel 1596 indossò la porpora
cardinalizia, e l’anno seguente fu nominato bibliotecario della Vaticana.
Nei due Conclavi del 1605, tenuti dopo la dipartita di Clemente VIII e poi
di Leone XI, non ascese al soglio pontificio soltanto per l’esclusione
posta dalla Spagna, per via del suo
Tractatus de Monarchia Siciliae. Condusse una vita austera e fu
proclamato venerabile da Benedetto XIV. Intanto, per suggerimento di San
Filippo Neri e di altri suoi amici, cominciò nel 1558 la compilazione di un
monumentale trattato in dodici volumi, apparsi dal 1588 al 1607, gli Annales
Ecclesiastici, una delle più grandi opere sulla storia della
Chiesa, che viene sviluppata in forma annalistica, dalle origini fino al
1198, anno d’inizio del Pontificato di Innocenzo III. Lavoro enorme,
rigoroso, razionale, che difese la Sposa di Cristo dagli attacchi sferrati
dalle dottrine luterane, e che valse all’autore il titolo di Padre della storia ecclesiastica, vessillifero di questa
importante disciplina. Infatti gli Annales
Ecclesiastici possono essere considerati tra le prime vere opere di
storia della Chiesa, in quanto l’illustre Cardinale utilizzò materiale
documentario, fonti e testi originali, mai usati prima, e ne fece
un’analisi critica notevolissima. Nonostante l’intento apologetico, di
ribattere le accuse mosse alla Chiesa dagli autori protestanti delle Centurie
di Magdeburgo, la
ricostruzione dei fatti si basa sempre sul rispetto scrupoloso dei testi.
Inoltre, il trattato è caratterizzato dall’estrema precisione delle
ricostruzioni cronologiche e dall’introduzione di parallelismi tra
elementi sacri e profani. Gli Annales Ecclesiastici ebbero un enorme successo e più di venti
edizioni. L’anima dell’illustre Figlio di Sora fu rapita nella Reggia
Celeste il 30 giugno 1607, a Roma. Il fascino del Baronio, la forza del suo
mito sono talmente suggestivi che non si pensa più a lui come ad una
persona in carne ed ossa. La nostra città gli ha dedicato una piazza e
questo monumento bronzeo dello scultore Pino Conte, nato a Palo del Colle,
in provincia di Bari. L’opera
d’arte è stata inaugurata il 27 ottobre 1963. Proseguendo
lungo il corso, ci troviamo dinanzi all’edificio municipale e davanti
all’epigrafe dettata da Giuseppe Ferri, nato a Posta Fibreno (Frosinone), il 2
gennaio 1904, Ufficiale medico durante la seconda Guerra Mondiale, primo
sindaco di Sora, dopo la ritirata dei tedeschi, dal giugno al luglio 1944,
anche se imposto dal Comitato di Liberazione Nazionale. Fu anche il
fondatore, nel 1924, de "L’Efebo", periodico cittadino,
letterario, scientifico ed artistico; tradusse l’Odissea di Omero e
scrisse il romanzo "Sulle vie della terra". E' mancato
ai vivi il 5 agosto 1983 a Sora. La lapide da lui dettata rimarrà in
perpetuum a perenne ricordo delle vittime della tellurocinèsi del 13
gennaio 1915, dall’esito fortemente distruttivo. In effetti, siamo gli
uomini del XX secolo: abbiamo mandato robot su Marte, abbiamo costruito
computer sempre più potenti e perfetti, non c’è angolo della terra,
sotto e sopra, che non sia stato esplorato, e non c’è particella
subatomica di cui non conosciamo nulla, grazie a strumenti sempre più
sofisticati. Eppure in qualcosa non siamo poi così diversi dai nostri
progenitori, che davanti a qualsiasi evento naturale che non sapevano
spiegarsi erano presi dal terrore; anche l’Homo
informaticus del XX secolo ha paura di tutte quelle forze oscure e
misteriose che sfuggono al suo controllo. Ancora semplici eventi naturali
hanno il potere di risvegliare in noi sentimenti ancestrali, che sembrano
far parte del corredo cromosomico di ogni uomo, indipendentemente
dall’epoca e dalle conoscenze scientifiche. Una di queste forze è, ad
esempio, il terremoto. Forse perché è una di quelle cose che diamo per
scontate, senza la quale ci sentiremmo persi, ma quando anche la terra sotto
i piedi ci tradisce, andiamo in panico: è come se non ce lo aspettassimo,
quando la terra trema c’è ben poco da fare. Vacilla una delle nostre
sicurezze, e ci sentiamo in balìa di forze oscure ed irrazionali. Subito dopo
il Palazzo Comunale, sempre sulla sinistra, è ubicata la chiesa di Santo
Spirito, dedicata alla Terza Persona della Santissima Trinità,
che dà lume ai docenti ed ai discenti; l’edificio sacro è ad una sola
navata, in stile
barocco, restaurato alcuni anni fa. Fu eretto dalla
Duchessa Sforza Boncompagni, che all’inizio del XVII secolo acquistò
l’attuale edificio comunale, lo adattò a Collegio e lo donò alla
Compagnia dei Padri Gesuiti, chiamati a Sora dal Vescovo dell’epoca,
Monsignor Girolamo Giovannelli. All’interno del tempio possiamo ammirare
le raffigurazioni di San Bonaventura e
San Bernardo, ai lati dell’altare,
opere di Domenico Biancale (1870-1964), che, insieme al fratello Bernardo,
realizzò anche i medaglioni sulla volta, riproducenti figure di Angeli e di
Santi. La chiesa conserva inoltre alcuni angeli lignei, scolpiti da Pasquale
Fosca, e la statua dell’Addolorata, opera di anonimo del XVI secolo; per
iniziativa dell’omonima Arciconfraternita, il simulacro viene
proces-sionalmente portato per la città la sera del Venerdì Santo; la pia
e devota processione si snoda attraverso Sora e richiama nella nostra città
gente dai paesi limitrofi. Nell’espressione del volto della sacra
rappresentazione possiamo notare tanta sofferenza e tanto dolore, contenuto
ed espresso nel suo viso contratto in un urlo acuto. La tremenda tensione
dei lineamenti del volto, nella loro straziante immobilità, sembra quasi
rappresentare l’impotenza dell’uomo di fronte al dolore. Il tempo sembra
quasi essersi fermato, bloccato dall’arte e da quella cupa espressione. Le
lampade della Via Crucis, in ferro e rame battuti, sono opera
dell’abilissimo battitore in ferro Nicola Castellucci, su progetto di
Giovanni Leonetti. Una piccola curiosità di speleologia urbana: la chiesa
di Santo Spirito sarebbe in collegamento sotterraneo con il chiostro
dell’ex palazzo della Pretura, imponente costruzione che ha condiviso la
storia di Sora; dapprima sede dei Frati Conventuali, poi nel XVIII secolo
del Collegio Tuziano, quindi della Sottoprefettura, del Comune,
dell’Istituto Tecnico, fino ad arrivare alla Pretura, al Museo della Media
Valle del Liri, alla Società Operaia di Mutuo Soccorso e nuovamente
all’Ente Museale. Poco più
in là, si trova la chiesa di
San Francesco, nella piazza omonima; il tempio, ad una sola
navata, fu eretto agli inizi del XIV secolo in onore del Poverello
d’Assisi che probabilmente era passato per Sora, mentre attraversava la
Valle del Liri. Interessante la graziosa bifora di travertino in stile
gotico, nella facciata posteriore, cui fa contrasto dall’altro lato il
portone barocco; all’interno della chiesa possiamo ammirare sette grandi e
speciose statue in gesso di personaggi biblici, eseguite, due secoli fa, da
un anonimo artista francescano; esse rappresentano Davide, Mosè, Salomone,
Daniele, Isaia, Aronne e Geremia. Il tempio
ha purtroppo subìto gravi danni durante il secondo Conflitto Mondiale. La chiesa
è officiata dalla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù (Confraternita dei
Sacconi). Questa Congrega amministra anche una cappella cemeteriale; anzi,
la fondazione della Certosa lungo la via Marsicana risale al 1842, e la
prima cappella ad essere costruita fu quella di San Francesco nel 1877,
gravemente lesionata dal sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915. La
Confraternita del Sacro Cuore di Gesù è la continuatrice dell’antica
Confraternita della Buona Morte o della Carità; fondata a Roma nel 1648, la
Confraternita della Buona Morte si occupava di preparare i fedeli ad una
morte cristiana. Da piazza
San Francesco, facciamo una deviazione per giungere dinanzi alla chiesa di
San Giovanni Battista, in via Cittadella, dove, il 24 luglio 1901 fu
battezzato l’attore e regista Vittorio De Sica, nato 17 giorni prima, il 7 luglio alle
ore 11:00, in via Cittadella, 40, proprio dinanzi all’edificio sacro.
L’atto di battesimo riporta questa descrizione: egli fu battezzato con i
nomi Vittorio Domenico Stanislao Gaetano Sorano; curioso l’ultimo nome,
l’epònimo Sorano, dio della luce e del sole, legato alla nostra città, e
che da lui può aver preso il nome, secondo alcune interpretazioni. Nel
novembre del 1984, a dieci anni dalla scomparsa del grande figlio di Sora,
sulla casa natale è stata posta una
lapide
commemorativa. Ecco per sommi
capi la storia del grande personaggio del cinema italiano. Dopo aver fatto
parte delle compagnie teatrali di T. Pavlova, di L. Almirante, di S. Tofano
e di Giuditta Rissone (che egli sposò nel 1937), formò dal 1935 una
propria compagnia (De Sica-Rissone-Melnati) riscuotendo sulla scena largo
successo, superato però da quello nel frattempo ottenuto sullo schermo nei
film "borghesi" di Camerini: Gli uomini che mascalzoni (1932), Darò un milione... (1935), Il
signor Max (1937), Grandi
magazzini (1939). Dal 1940, con Rose
scarlatte, iniziò l’attività nella regia, sulla scia di Camerini: Maddalena, Zero in condotta (1940), Teresa Venerdì (1941), Un
garibaldino al convento (1942), I
bambini ci guardano (1943). Ma
soltanto da Sciuscià (1946), lo
stile di De Sica maturò ed il regista venne imponendosi come uno dei
maestri del neorealismo. L’opera principale fu
Ladri di biciclette, realizzata nel 1948, che impose il cinema italiano
all’attenzione mondiale. La collaborazione con C. Zavattini, divenuta
stretta dopo questo film, diede nuovi frutti nel fantasioso Miracolo
a Milano (1950), mentre l’austero Umberto
D (1951) venne accolto con minor favore. Il regista fu allora costretto
ad una formula di compromesso, i cui risultati furono Stazione Termini (1952) e
L’oro di Napoli, film ad episodi, mentre egli riprendeva intensamente
l’interpretazione cinematografica, in opere dirette da altri. Tornato alla
regia con Il tetto (1956) e con La
ciociara (1960), De Sica ha inoltre realizzato Il
giudizio universale (1961) ed altre opere ed ha poi ritrovato la sua
migliore vena in Ieri, oggi, domani (1963), vincitore di un Oscar, ed in Matrimonio
all’italiana (1964). L’opera di De Sica, dominata dall’amore e
dall’indulgenza che gli ispira la condizione umana, e spesso intrisa di
ironica malinconia, ha affrontato con calore e sincerità alcuni fra i
grandi problemi sociali del nostro tempo. Se il grande attore e regista,
Principe del cinema italiano, appartiene al realismo, i suoi film sono pieni
di sfumature, profondi e suggestivi, e non possono essere ricondotti al
rigore sistematico di una formula unica. Dietro la
chiesa di San Giovanni, in vicolo
Terribile, lungo la scalinata, è posta
una croce, a ricordo di un certo Ferdinando Bottini, che proprio in questo
punto fu assassinato in circostanze oscure, non ancora completamente
chiarite. Questa osservazione ci fa riflettere sulla presenza di tante
edicole, croci e raffigurazioni sacre di vario genere all’interno del
centro storico. Alcuni di questi esempi di profonda religiosità popolare
sono una sorta di ex voto, un
omaggio manifestato sotto forma di realizzazione di un’icona, anziché di
dono di oggetti, all’indomani di uno scampato pericolo, pestilenze,
passaggio di invasori, ktl.; altre sono state l’espressione della memoria
di persone decedute in maniera violenta, per eautofonìa o per antropoctonìa,
come in vicolo San Francesco, a lato dell’omonima chiesa, in vicolo
Terribile prefato, kai ta loipà. Anche fuori dal centro possiamo incontrare
raffigurazioni di questo genere, lungo le vecchie direttrici di
comunicazione; lì sono nate da un’esigenza diversa, in tempi nei quali
non era affatto agevole spostarsi da una città all’altra; i pericoli per
strada erano tanti, soprattutto i briganti, ma anche il rischio di sbagliare
strada, per cui si invocava una protezione soprannaturale, in particolare
dalla Madonna, perché ricorda la figura materna e la sicurezza ad essa
collegata. Queste edicole erano ubicate spesso ai crocicchi delle strade,
dove spesso il viandante veniva assalito dal dilemma della strada da
scegliere. Se ripassava vivo in quel punto, faceva un’offerta per grazia
ricevuta e con questi emolumenti si poteva provvedere alla sistemazione,
all’ampliamento ed al restauro del luogo sacro. Spesso la stessa immagine
sacra era posta su un albero, a lato della strada, e poi col tempo da una
semplice icona si è passati a tempietti e chiese. Ma non è stato il
Cristianesimo ad introdurre questa forma di devozione, in quanto anticamente
lo stesso avveniva con le divinità pagane. Sempre
lungo il corso dei Volsci, troviamo
piazza Santa
Restituta, ombelico di Sora. Su questo largario si affaccia la
chiesa omonima. La Basilica di Santa Restituta fu costruita al centro della
città, quando l’imperatore Costantino autorizzò il culto della religione
cristiana; e fu edificata, secondo la tradizione, dove il Vescovo Amasio
aveva sepolto Santa Restituta ed i suoi compagni martiri, nel giardino
dell’Oratorio di San Giovanni Battista, dove in quei pressi si trovava
anche l’abitazione di Amasio. La chiesa
fu purtroppo distrutta insieme alla città, per volere di Federico II, nel
1229; fu ricostruita dopo la morte dell’imperatore, ma crollò a causa del
movimento sismico del 24 luglio 1654; fu riedificata qualche anno dopo e
rovinò a causa della ctonocinèsi marsicana-sorana del 13 gennaio 1915; si
salvò il portale romanico, successivamente rimontato e visibile ancora oggi
nella sua forte strombatura; le due testine in basso rappresentano Federico
II e la sua sposa oppure personaggi della sua corte. Il tempio fu
ricostruito in stile pseudoromanico, su progetto dell’ingegnere Paolo
Cassinis, e sotto la direzione lavori dell’ingegnere sorano Camillo
Marsella; e proprio l’illustre famiglia sorana donò alla chiesa il
pulpito, sul quale possiamo vedere lo stemma di famiglia. L’edificio
sacro, ricostruito, fu inaugurato il 21 maggio 1928, come possiamo anche
leggere sul pavimento, dopo aver attraversato la porta centrale, e sulla
lapide posta sull’ingresso principale. Da notare
che la chiesa sorgeva a poca distanza dall’attuale ed occupava il lato
Nord della piazza, ed è stata ricostruita in posizione diversa facendole
occupare il lato Est. La sistemazione del largario in epoca fascista è
desumibile anche dalla presenza di una runa, la croce celtica, in cui il
cerchio rappresenterebbe la politica e la croce la religione. La curiosa
testimonianza, voluta da personaggi legati al regime, raccorda le quattro
palme poste agli angoli del largo prefato intitolato alla santa. Solenni
festeggiamenti in suo onore il 27 maggio, con grande partecipazione
popolare. Processione con la statua della
santa, a due riprese: la sera del
26 maggio con il seguente percorso: piazza
Santa Restituta, via Vittorio Emanuele III, via Firmio, via Deci, lungoliri
Giuseppe Mazzini, via Boncompagni, via Cittadella, via Branca, piazza
Giacomo Venditti, lungoliri Giuseppe Rosati, piazza Esedra, corso dei Volsci,
piazza Indipendenza. La statua
rimane nella Cattedrale durante la notte; tradizionalmente, si dice che
viene portata nelle "Carceri", perché secondo l’agiografia la
notte prima del martirio la santa fu tenuta imprigionata nel carcere, che
sorgeva allora nei pressi dell’attuale Cattedrale. Il giorno
successivo, la statua torna nella chiesa di Santa Restituta, con il seguente
percorso: via XI Febbraio, piazza
Indipendenza, corso dei Volsci, piazza Santa Restituta. Alla
bellezza della chiesa, si aggiunge quella delle tante opere collocate
all’interno dell’edificio in occasione della settimana del Corpus
Domini, e nell’ambito della manifestazione "I Gonfaloni del Corpus
Domini", resa possibile grazie al generoso contributo di tante persone,
ma soprattutto di due giovani artisti, Fabio De Ciantis ed il Dottore
Professore Gabriele Petrosino, instancabili e preparati propulsori della
bellisima iniziativa. Nello
stesso periodo, alcune vie di Sora vengono abbellite da artistiche
infiorate; il corso dei Volsci, via XI Febbraio, via Cittadella, via Branca
sono gremite di gente, di abili e capaci realizzatori e di interessati e
curiosi concittadini. Nell’ambito
parrocchiale opera la gloriosa Confraternita dell’Immacolata.
L’indiscusso e carismatico moderatore dell’intera attività parrocchiale
è il Preposto Monsignor Bruno Antonellis. Uno sguardo
alle porte della chiesa di Santa Restituta: esse sono state il coronamento
dei festeggiamenti svoltisi nel 1975 in occasione del 1700° anniversario del martirio della santa. Opere
bronzee del grande scultore Tommaso Gismondi di Anagni, sono state
inaugurate il 19 ottobre 1975. L’opera ha eternato nel bronzo momenti
della nostra storia passata e della religione che ci gloriamo di professare
ed ha perennato la nostra spiritualità cristiana e la nostra devozione. Da
un punto di vista artistico, sono evidenti la leggiadria e l’armonia di
linee del capolavoro, con le figure che si intrecciano fluidamente. Descrizione
delle porte secondo l’ordine seguito dall’artista. Vita di
Santa Restituta e del tempio a lei dedicato: descrizione per righe, da
sinistra verso destra e dall’alto verso il basso: 1) Santa Restituta con una moltitudine di fedeli
in preghiera e panorama della nostra città; 2) Donne e bambini accolgono la santa che entra
nella città; sullo sfondo è ritratta un’allegoria del paganesimo, un
uomo pensoso; 3) Santa Restituta ed il martirio lungo il
Fibreno; visibili un "rotone" ed il ponte romano; 4) Una mamma fugge con i bambini, durante la
geocinèsi marsicana-sorana del 13 gennaio 1915; un mulo si agita
spaventato; la cupola semidistrutta della vecchia chiesa; 5) Chiesa di Santa Restituta con l’attuale
facciata; Monsignor Piccirilli, ricostruttore munifico, dotato di
infaticabile zelo sacerdotale, tra gli operai, nel volto di uno dei quali
vediamo l’autoritratto del Gismondi; 6) Dogma dell’Immacolata sancito da Pio IX nel
1854; omaggio floreale alla statua della Madonna, l’8 dicembre; 7) Paolo VI apre l’Anno Santo con il motto
"Ogni uomo è mio fratello"; un bambino bianco ed uno nero si
stringono la mano; un fedele in ginocchio entra attraverso la Porta Santa,
che si trova a Roma, sempre murata fuorché negli Anni Santi; 8) Stemma del Comune di Sora col motto: "SORAEQUE
JUVENTUS ADDITA FULGEBAT TELIS"; 9) Stemma di Monsignor Carlo Minchiatti (Vescovo
di Sora nel periodo della realizzazione delle porte): "OMNIA OMNIBUS
FACTUS SUM". (formata,
come la destra, da quattro valve, delle quali le esterne fisse e le interne
apribili) Vita di Gesù:
descrizione per colonne, dall’alto verso il basso, da sinistra verso
destra: 1) San Cirillo e la Madonna delle Grazie, il
Cardinale Cesare Baronio e la contrada Valleradice; 2) Natività di
Gesù; 3) Fuga in Egitto; 4) Strage degli innocenti; 5) Scritta "PRAEPOSITUS VINCENTIUS MARCIANO
VOLUIT. POPULUS FECIT"; 6) Gesù cammina sulle acque; 7) La Maddalena; 8) Il Figliol Prodigo fra le braccia del Padre; 9) Il Buon Samaritano; 10) Il Buon Pastore; 11) Lazzaro ed il ricco Epulone; 12) Crocifissione; 13) Pentecoste; 14) Giudizio Universale. Parrocchie
della zona: descrizione per colonne, dall’alto verso il basso, da sinistra
verso destra: 1) I comprotettori di Sora: San Domenico Abate
con il Castello di San Casto, San Giuliano Martire con la Madonna delle
Grazie; 2) Madonna Assunta con il campanile della
Cattedrale; 3) Chiesa parrocchiale di Carnello e Santa
Restituta con la Palma; 4) Il monastero di San Domenico, con il santo
rivestito di saio e croce pettorale; 5) Parrocchia di San Giovanni Battista con il
santo vestito di peli di cammello; 6) Madonna di
Valleradice; 7) Campanile di San Bartolomeo e l’Apostolo con
la pelle, nelle cui volute è visibile il volto di Michelangelo come nella
Cappella Sistina; 8) San Giuseppe Artigiano con gli attrezzi da
lavoro; 9) San Francesco d’Assisi con le braccia
aperte; 10) Chiesa delle Trecce e San Ciro Medico; 11) Madonna di Porta
Coeli; 12) Madonna Addolorata di Santo Spirito; 13) San Silvestro Papa; 14) Scritta "THOMAS GISMONDI SCULPSIT".
|
|