Il Tanatoico Sorano III
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  • All’incrocio dei vialetti, sorgono quattro monumenti così disposti in senso antiorario: cippo dedicato ai Caduti per vincere, che ricorda i Martiri della Grande Guerra, Giacomo Venditti, Riccardo Tuzj, Domenico Serafini, ecc.; dall’altro lato, costruzione commemorativa dei due fratelli Prudenziati, Giulio e Cesare, fedeli servitori dello stato, tornati alla Casa del Padre negli anni Venti per l’alto senso del dovere e dell’onore. Di fronte a questo, monumento funebre della famiglia del signorotto sorano Cesare Tuzii, mentre la moglie dorme l’eterno riposo nel mausoleo finitimo alla Cappella cemeteriale di Santo Spirito. E per finire, composizione lapidea simulante le macerie dello sconvolgimento tellurico del 13 gennaio 1915, recante le immagini della famiglia Pisani, quasi completamente stroncata da quell’immane cataclisma e rimasta sotto le macerie della propria abitazione sita nel popoloso rione Santa Maria; si salvarono due figlie e la madre, che fu poi una madrina d’eccezione in quanto, nel 1965, fu proprio lei a scoprire la lapide sul muro del Palazzo Municipale, sapientemente dettata da Giuseppe Ferri a ricordo delle vittime della geocinèsi marsicana-sorana nel cinquantesimo anniversario.

  • Spostandosi verso il muro di cinta, nello spazio tra due sepolcri privati vi è un’area di terreno, il cenotafio, che adempie alle finalità delle quali al decreto summenzionato, capo XIII, articolo 67, comma 1, che recita: Ogni cimitero deve avere un ossario consistente in un manufatto destinato a raccogliere le ossa provenienti dalle esumazioni o che si trovino nelle condizioni previste dal comma 5 dell’articolo 86 (estumulazione) e non richieste dai familiari per altra destinazione nel cimitero. L’ossario deve essere costruito in modo che le ossa siano sottratte alla vista del pubblico. E per questo motivo, nel giorno della commemorazione dei Defunti, in quel punto si può scorgere la presenza di una croce di lampadine a suffragio di quei resti mortali, a beneficio anche dei bambini, che venivano inumati a poca distanza da quel sito. Nella comune osteoteca finirono sicuramente anche le ossa trovate sotto i pavimenti delle chiese durante i lavori di restauro, ad esempio quelle rinvenute sotto l’impiantito della Chiesa di San Silvestro negli anni Cinquanta. Poco più in là è ubicato l’inceneritore.

  • E tra le cappelle che costeggiano via Sant’Antonio Forletta, sorge anche il gentilizio avello della famiglia Gravaldi, caratterizzato da uno stile sobrio, scarno ed essenziale, ma anche da elementi degni di nota, come la graziosa cancellata d’ingresso ed i gradini di accesso al medesimo, le osteoteche ad arcosolio, le colonnine e, dietro, il muro di contenimento e di controspinta, che, con le sue pietre smussate, dalla sede stradale di via Sant’Antonio Forletta arriva fino al livello fuori terra della struttura costruttiva. 

  • Più in basso sorge il sarcofago del sommo giurista sorano Vincenzo Simoncelli, con la lapide che riporta quanto segue:

TUTTA L’OPEROSA E SANTA TROPPO BREVE SUA VITA VINCENZO SIMONCELLI CONSACRò AL BENE ED AL VERO ALLA FEDE AVITA ALL’AMORE DELLA PATRIA E DELLA FAMIGLIA QUI NELLA CARA TERRA NATIVA EGLI RIPOSA CON LA FIGLIOLETTA EMILIA CHE LO PRECEDETTE NEI CIELI

LA VEDOVA GIULIA SCIALOIA CURò CHE QUI ESSI AVESSERO L’ASILO DI PACE

IL COMUNE DI SORA DONò IL TERRENO LA VIRTù DEL PADRE SARà ESEMPIO E GUIDA AI FIGLI VITTORIO E PAOLO DA LUI LASCIATI IN TENERA ETà

  • A qualche metro di distanza, arca con i resti mortali di Annibale Petricca, sindaco e podestà della nostra città, lì tumulato per suo espresso volere, in un sito allora semiabbandonato, in prossimità del muro di cinta e del giardino d’inumazione che accoglieva le spoglie dei Teutonici caduti in zona durante il secondo Conflitto Mondiale, successivamente esumate e riportate in patria. A poca distanza, si trovava allora anche il settore per la sepoltura dei bambini, purtroppo un tempo molto occupato e l’area per i suicidi, il cui seppellimento non avveniva nelle aree con le altre salme. I riquadri d’inumazione furono poi utilizzati per l’erezione di altri colombari per tumulazione di salme e per la conservazione in cellette delle ossa.

  • Nello spazio tra il muro del cimitero e la ferrovia una volta sorgeva il campetto di calcio dei seminaristi, e da lì il muro proseguiva fino all’attuale entrata principale; il suo sviluppo però non era del tutto rettilineo e presentava un tratto sporgente verso l’esterno, lasciando libero uno spazio destinato all’erezione di qualche sepolcro gentilizio e poi rimasto inutilizzato.

  • Il muro terminava poi al cancello d’ingresso, con due colonne recanti sulla sommità due anfore con fiamme finte. La cancellata era ad arco rovescio.

  • Sull’altro sviluppo del muro, dall’ingresso verso via Marsicana, si potevano vedere cinque croci, i cinque Misteri del Rosario. Tutta la struttura fu poi abbattuta e ricostruita in calcestruzzo armato.

  • In prossimità dell’ingresso, inoltre, si incontravano molti questuanti, una ventina, soprattutto persone con problemi motori, dovuti all’ignoranza ed alla mancanza di cure; allora, anche in gioventù, bastava un atteggiamento sbagliato, un’errata postura, a dare inizio a disfunzioni gravi, irreversibili, croniche, con corpi attorcigliati e resi deformi dal passare del tempo e dalla prolungata situazione corrigenda. Della moltitudine faceva parte anche un vecchio, che diceva di scontare così la penitenza per avere ucciso il fratello. Si metteva a pochissimi metri da via Marsicana, su un ponticello che superava un canale, la strada era stretta ed il transito davanti a lui obbligato.

  • Aveva con sé un barattolo-gavetta, che gli abitanti del luogo, quale opera di misericordia, gli riempivano di cibo; il suo alloggio notturno era costituito dalle rimesse dei carrettieri, assai frequenti nel borgo San Nicola, poco lontano.

  • Tutti lo conoscevano, in quanto l’altro accesso odierno al piazzale del sepolcreto, via Conte Canòfari, era stretto e la gente preferiva accedere proprio da via Marsicana, attraversando il sopraccitato ponticello, che superava un colatore, che scendeva dalle Tòre, e che era stato anche luogo di un’idrotanasìa. Attraversata via Marsicana, la strada passava in mezzo alle case, alla destra della chiesetta dell’Angelo Custode; in seguito fu realizzata via Martiri di via Fani. La stradina di raccordo tra via Marsicana e la certosa fu poi allargata spostandosi verso Sud-Ovest, a danno di una camera dell’abitazione nei pressi del piazzale, i cui proprietari furono compensati con l’autorizzazione comunale a riedificare il vano perduto dall’altro lato rispetto alla residua costruzione, in barba alla zona di rispetto summenzionata.

  • A poca distanza dal ponticello, sul muro esterno del sepolcreto di San Francesco, in corrispondenza delle luci di aereazione e di illuminazione della cripta, era posizionato, in maniera pressoché fissa, un carretto coperto che ospitava due anziani, marito e moglie, che producevano sedie da vendere al mercato; lui realizzava la struttura e lei si occupava delle rifiniture ed il misero laboratorio era anche la loro casa. Il vecchietto aveva inoltre il caratteristico armamentario dell’astrologo-indovino, i pianéti della fortuna. 

  • Un’altra curiosità: durante il trasporto funebre, un tempo le persone normali venivano accompagnate attraverso via Marsicana, mentre i suicidi attraverso via Borgo San Nicola, molto più stretta dell’attuale a causa di un canale che la percorreva; passavano di là, portati da donne sulla testa in piccoli feretri, anche i bambini, che un tempo morivano in gran numero sia per cause naturali sia per manovre della levatrice, che, per disagiate condizioni economiche della famiglia che non poteva mantenere altri figli, commetteva un feticidio mascherandolo con complicazioni del parto e dicendo "T’è AITATA LA CROCETTA!".

  • Una tradizione era anche, sentendosi prossimi all’òbito, quella di andare alla trattoria Michelone, sempre in via Borgo San Nicola, e lasciare pagata una bevuta agli amici, che ne avrebbero poi approfittato per bere grazie al generoso di turno, al ritorno dal funerale del medesimo.

  • Nella parte più bassa, nei pressi dell’area libera e coperta con ghiaietta, tre avelli attirano la nostra attenzione, assieme alle relative iscrizioni: 

E FORSE è DESTINO CHE QUESTA CITTà CH’IO HO TANTO AMATO NON DEBBA RAMMENTARLA, EVOCARLA, DESCRIVERLA SE NON IN SOGNO COLMANDONE IL MIO SPIRITO

  • Tumulo di Michele Biancale (1878-1961), studioso, critico d’arte e docente universitario, e, a fianco, del fratellastro Don Ciccio, Francescantonio, veterinario, poeta dialettale e intelligente e preparato propulsore delle più belle istituzioni cittadine; a poca distanza il dottor Francesco Restaino, Cavaliere di Vittorio Veneto e legionario fiumano, lusinghiero titolo evocatore di imprese dannunziane e di gloriosa storia della nostra Patria. E dirigendosi verso l’uscita, salendo le scalette prima dei campi d’inumazione, sorge il sepolcro gentilizio del più famoso campione sportivo sorano, Attilio Regolo Augusto Baldissera Roccatani, asso del motociclismo nazionale negli anni Venti di questo secolo.

  • Un accenno alle nuove opere cemeteriali, constatando che molto è mutato rispetto a prima; infatti un tempo i loculi erano in semplice muratura realizzata con lo spugnitoso travertino, oggi invece il decreto sopraccitato, al capo XV, articolo 76, comma 6, dice: Le pareti dei loculi, sia verticali che orizzontali, devono avere caratteristiche di impermeabilità ai liquidi ed ai gas ed essere in grado di mantenere nel tempo tali proprietà.

  • Comma 7 I piani di appoggio dei feretri devono essere inclinati verso l’interno in modo da evitare l’eventuale fuoriuscita di liquido. Quindi calcestruzzo vibrato ed impermeabilizzato, o addirittura calafatato con asfalto, affinché il manufatto costruito da un privato titolare e beneficiario di una concessione di suolo, possa ottenere la cosiddetta "abitabilità" dalla Azienda Unità Sanitaria locale.

  • Inoltre, riportato a titolo di curiosità per mostrare l’evoluzione della mentalità comune verso altre forme di sepoltura, al capo XVI, articolo 80, comma 6: Ogni cimitero deve avere un cinerario comune per la raccolta e la conservazione in perpetuo e collettiva delle ceneri provenienti dalla cremazione delle salme, per le quali sia stata espressa la volontà del defunto di scegliere tale forma di dispersione dopo la cremazione oppure per le quali i familiari del defunto non abbiano provveduto ad altra destinazione.

  • Capo X, articolo 54, comma 1, per quanto riguarda gli obblighi degli uffici pubblici: Gli uffici comunali o consorziali competenti devono essere dotati di una planimetria in scala 1:500 dei cimiteri esistenti nel territorio del comune, estesa anche alle zone circostanti comprendendo le relative zone di rispetto cimiteriale. 

  • Comma 2 La planimetria deve essere aggiornata ogni cinque anni o quando siano creati nuovi cimiteri o siano soppressi quelli vecchi o quando a quelli esistenti siano state apportate modifiche ed ampliamenti. 

  • A conclusione del trattatello, due parole sul nuovo responsabile del servizio di custodia, Tonino Vermiglio, isolano di origine, ma sorano di adozione, che nell’ incarico dà il senso del suo sconfinato orizzonte di profonda e radicata fede cristiana e, attivo e dinamico, svolge oculatamente ed intelligentemente il compito affidatogli, non risparmiando sacrifici, mettendosi sempre a disposizione di tutti, sempre presente, con la sua pronta intelligenza, veramente encomiabile nel quotidiano disimpegno delle sue notevoli e delicate mansioni; nel suo impegno profuso generosamente troviamo la più viva testimonianza e la più concreta espressione della nostra dignità umana, ricordando che la misura del grado di civiltà di un popolo è anche nel rispetto da esso portato verso coloro che sono saliti al cielo per tornare nella Casa del Padre.

TELOS

 

 


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