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Itin.della top.ica |
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Itinerario della toponomastica riferita a Sora (la
storia della città attraverso le sue vie) Si tratta di un itinerario della civiltà sorana contenuta nella
toponomastica cittadina (personaggi, famiglie, situazioni storiche, ecc.); ho
tralasciato i toponimi derivati dall’evidente presenza di chiese, ad esempio
largo e vicolo San Giovanni, che si trovano nei pressi della chiesa di San
Giovanni Battista e così via; non parlo in questo capitolo dei Santi legati
alla storia di Sora per evitare la blasfemìa di accomunarli agli uomini; i
Santi verranno trattati nel capitolo dedicato agli edifici sacri. L’itinerario
si snoda attraverso la città toccando i toponimi e parlandone brevemente;
questa passeggiata è stata suddivisa in più sezioni, e ad ognuna di esse
corrisponde un numero, lo stesso utilizzato per indicare la medesima zona nella
toponomastica per raggruppamenti. Quindi, per trovare l’analisi di un toponimo, è sufficiente sapere il suo
settore numerico di riferimento desumibile dalla toponomastica alfabetica, ed
andare a trovarlo qui, nella sezione che ha lo stesso numero ottenuto, nello
stesso raggruppamento nel quale quel toponimo è stato collocato nella
toponomastica per raggruppamenti trattata preceden-temente. Ho corredato la
trattazione con qualche fotografia che ritrae angoli e scorci dei luoghi che
sono qui menzionati. Le fotografie sono inserite nel libro, ad intervalli regolari, e si
susseguono in base ad un itinerario che attraversa la città toccando i luoghi
più incantevoli e significativi. Sia in questa sezione sia in quella degli edifici sacri ho eliminato numeri
e date per non annoiare il lettore. 1 Partiamo da via Lucio Sorano; nato
nel 138 a.C., Lucio Pretore Sorano fu console; amico di Caio Mario, fu per
questo motivo fatto uccidere da Lucio Cornelio Silla, nel 78 a.C., con il feroce
provvedimento della proscrizione; transitiamo per via Caio
Sorano, vissuto nel II° secolo d.C., atleta sorano imbattibile nell’uso
dell’arco; di lui si parla in un’iscrizione rinvenuta sulle sponde del
Danubio, presso l’attuale Budapest; ci immettiamo nel corso dedicato ai Volsci,
storico popolo laziale dell’antichità, che è vissuto anche nelle nostre
zone, ed al quale appartenevano i nostri antenati. Mentre percorriamo il corso, imbocchiamo via Ubertino Carrara; nato a Sora nel 1642, a 15 anni entrò nella
Compagnia di Gesù; amante delle lettere, divenne, nel 1694, socio
dell’Accademia dell’Arcadia, con il nome di Eudosso Pauntino; grande cultore
dell’Elicona, fu autore di poemetti in latino, e di poesie in latino ed in
italiano, ma la sua opera più famosa è il "Columbus", un poema epico
in lingua latina, suddiviso in dodici canti, che narra le vicende del Grande
Navigatore Genovese, Cristoforo Colombo, in chiave molto più fantastica ed
avventurosa. Il Carrara passò a miglior vita il 6 gennaio 1716, nella Città Eterna.
Attraversato il vicolo intitolato alla storica famiglia sorana Tuzi
(o Tuzj), ci troviamo in via Quinto
Valerio; nativo di Sora, vissuto nel I° secolo a.C., Quinto Valerio Sorano
fu un grande oratore, poeta e grammatico latino, cultore di linguistica, ma
soprattutto di antiquaria, scienza del passato, degli antichi monumenti,
corrispondente alla nostra archeologia; fu anche Tribuno della plebe nell’82
a.C. ed amico dell’Arpinate Marco Tullio Cicerone; purtroppo Quinto Valerio
Sorano cadde in disgrazia di Gneo Pompeo Magno e fece un’orribile fine. Confluiamo in piazza Alberto La Rocca,
la più giovane Medaglia d’Oro Italiana; nato a Sora il 30 gennaio 1924, il
Carabiniere La Rocca sacrificò sé stesso per salvare la vita di dieci ostaggi,
in mano ai teutonici; infatti ad essi si consegnò quando venne a sapere che, se
non si fosse presentato al comando tedesco, gli ostaggi sarebbero stati
fucilati; terribile sorte che lui consapevolmente affrontò a Fiesole il 12
agosto 1944, insieme a due compagni, il ventunenne Fulvio Sbarretti di Nocera
Umbra (Perugia) ed il ventiduenne Vittorio Marandola di Cervaro (Frosinone). Ai tre Eroi la città di Fiesole, nel 1964, ha dedicato un monumento bronzeo
realizzato dall’artista Marcello Guasti. All’eroico Sorano, nominato "Martire di Fiesole", è stata
conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare e sempre a lui, nel 1984, è
stata dedicata la locale Caserma dei Carabinieri. Sbocchiamo in piazza Santa Restituta, di cui parleremo successivamente, ed
imbocchiamo via Attilio Regolo; il
Generale Marco Attilio Regolo, simbolo di lealtà, passò alla storia nel 256
a.C., durante la prima guerra punica (264-241 a.C.); egli infatti riportò sui
Cartaginesi la fulgida vittoria navale di Ecnomo, e passò in Africa con
l’intenzione di impadronirsi direttamente di Cartagine, ma fu sconfitto e
catturato. Fu mandato a Roma per trattare il riscatto dei prigionieri e la pace,
dopo aver dato la sua parola che sarebbe ritornato, se le trattative fossero
fallite. Egli dissuase i Romani dall’accordarsi con il nemico, e tornò a Cartagine,
come aveva promesso, e qui, secondo una tradizione, fu oggetto della vendetta
dei Cartaginesi, che lo esposero nudo e lo ricoprirono di miele, abbandonandolo
alle punture degli insetti, e poi, da una rupe, lo scaraventarono in mare, in
una botte irta internamente di punte di ferro. Per questo motivo Marco Attilio
Regolo divenne un simbolo, per il suo alto gesto di fedeltà agli ideali di
lealtà e di patria, gesto pagato con la sua stessa vita; sul suo conto abbiamo
opinioni contrastanti, secondo alcuni storici sarebbe un avo della famiglia
Regoli, secondo altri, come Arduino Carbone, non avrebbe legami con Sora. Parallela a via Attilio Regolo, abbiamo via Lucio Gallo; vissuto nel I secolo d.C., Lucio Gallo Sorano fu un
legionario appartenente alla II Legione Flavia Felice; egli morì a Venezia e
qui fu sepolto a cura di un camerata, Marco Giulio Vittore, come ci ricorda
un’iscrizione fatta scolpire da quest’ultimo, in onore del commilitone
passato a miglior vita. A poca distanza troviamo via Firmio;
vissuto nel I secolo a.C., Lucio Firmio fu condottiero della IV Legione Sorana,
e dopo la battaglia di Filippi (42 a.C.), portò a Sora una colonia di veterani
dell’esercito romano. Lungo via Firmio, incontriamo via Ferdinando
Savona, sindaco della nostra città dal 1890 al 1895. 2 Entriamo in via Felice Cavallotti,
grande esponente del radicalismo nazionale, qui ricordato per essere stato uno
dei collaboratori dell’"Eco del Liri", un settimanale
politico-letterario stampato a Sora per qualche tempo sul finire del secolo
scorso. Al Cavallotti, prima del sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915, era
dedicata una piazza a poca distanza dall’odierna via. Percorriamo via Beniamino Terenzi,
riattivatore del telegrafo dopo il sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915;
ed imbocchiamo via Carlo Annonj (o
Annoni), storico signorotto sorano. Percorriamo vicolo Ospedale, così chiamato perché anticamente vi sorgeva
l’ospedale, e confluiamo nel vicolo Renzi,
famiglia sorana, di cui un esponente, Filippo, fu sindaco di Sora fra il 1875 ed
il 1879. A poca distanza abbiamo vicolo Alonzi,
famiglia sorana, e addentrandoci nell’isolato, vicolo e sopportico Lanna,
altra famiglia sorana, di cui un esponente, Filippo, fu sindaco della nostra
città dal 1869 al 1872; uscendo dall’isolato, vediamo davanti a noi villa Santa
Chiara, grazioso parco sorto nel 1910 dal giardino del Convento di Santa
Chiara. A fianco via Deci, famiglia che
tra i suoi componenti annoverava tre consoli, che avrebbero sacrificato la loro
vita per la vittoria dell’esercito romano; erano discendenti in linea retta,
padre, figlio e nipote e sarebbero morti il primo in una battaglia contro i
Latini, il secondo contro i Sanniti ed il terzo contro Pirro. Secondo alcuni storici i tre sarebbero avi della famiglia Deci, secondo
altri non avrebbero legami con Sora. Alla fine della strada svoltiamo a sinistra e percorriamo il lungoliri Luigi
Matteucci; nato nel 1674 a Sora, nel rione San Silvestro, sacerdote, inviato
come Missionario Apostolico in Albania, e qui martirizzato nel 1718 da alcuni
Turchi intenzionati a fargli rinnegare la religione cristiana ed a farlo
diventare seguace di Maometto; nonostante tutte le violenze, i Turchi non
riuscirono nel loro obiettivo e, dopo averlo appeso ad un albero, si
allontanarono, lasciandolo morire. Percorse poche decine di metri imbocchiamo via Servilio Barèa; vissuto nel I° secolo d.C., Servilio Barèa Sorano
fu proconsole in Asia, e fu fatto uccidere insieme alla figlia Servilia, appena
ventenne, nel 66 d.C. dall’imperatore Nerone. Tacito definì Servilio Barèa Sorano la personificazione della virtù ed
esaltò il valore del Sorano, contrapponendolo all’efferatezza
dell’imperatore romano Nerone, che lo fece uccidere soltanto perché Barèa,
durante il suo proconsolato, si era comportato secondo giustizia ed equità. Purtroppo per lui furono fatali le parole di Ostorio Sabino, grande
accusatore del Sorano, il quale affermò che quei comportamenti non erano fini a
sé stessi, ma nascondevano l’intenzione di salire al potere in Asia. Imbocchiamo via Domenico Serafini,
nato a Sora il 25 ottobre 1879, nell’abitazione su cui è stata apposta una
lapide commemorativa, lungo via Filippo Corridoni; avvocato, capitano dei
bersaglieri, Serafini morì sul Col di Lana, il 26 maggio 1916; gli è stata
conferita la Medaglia al Valore Militare, perché egli fece della difesa della
patria il suo più alto scopo di vita, e chiuse gli occhi nel sonno della morte
sacrificando la propria esistenza per quel sublime ideale. Anticamente questa arteria urbana si chiamava vicolo Vado Pallotti, in onore
di San Vincenzo Pallotti (Roma 1795-1850), sacerdote, fondatore nel 1835 della
Società dell’Apostolato Cattolico, Congregazione Religiosa, approvata nel
1904, Istituto religioso di preti secolari, detti pallottini, con l’incarico
di propagare la fede, con missioni in Africa, Australia ed India. Esiste anche
un omonimo istituto femminile, le Suore dell’Apostolato Cattolico, dette
pallottine. San Vincenzo Pallotti fu canonizzato nel 1963 e ciò spiega la presenza del
solo cognome nell’antico toponimo, a quel tempo ancora privo del supremo
appellativo religioso. 3 Imbocchiamo vicolo Macciocchi,
intitolato a Carlo Macciocchi, sindaco della nostra città nel 1831, ed a
Francesco Macciocchi, nato a Sora il 22 settembre 1887, segretario comunale e
cliologo di Sora, autore infatti del volume "Fonti per la storia municipale
di Sora nel periodo feudale"; il Macciocchi mancò nella nostra città il 4
novembre 1932. Percorriamo via Amedeo
Carnevale; nato a Sora nel 1813, il Carnevale fu discepolo della scuola
napoletana di Basilio Puoti. L’illustre sorano fu sacerdote, educatore,
fondatore e direttore dell’Istituto Classico "Cesare Baronio", da
cui uscì anche l’insigne giurista Vincenzo Simoncelli. Nella nostra città, il 9 ottobre 1891, il Carnevale fu rapito dalla morte,
ed in suo ricordo abbiamo qui a Sora una scuola media inferiore a lui intitolata
ed un busto, realizzato dal grande scultore sorano Pasquale Fosca e collocato
nella villa Santa Chiara. Ci inoltriamo in via Nicola Mancinelli,
sindaco di Sora dal 1872 al 1874, dal 1884 al 1889 e dal 1908 al 1912. Arriviamo
in via Carlo Lauri, storico signorotto
sorano, e, dopo aver percorso il rione, superata la chiesa di San Francesco, ci
troviamo in piazza Cristiano (Christian)
Mayer Ross, di Bergen, pittore norvegese, che dipingeva nella nostra città
sul finire del secolo scorso, autore di un trittico ad olio raffigurante una
Madonna con Bambino, con ai lati San Francesco e San Rocco e sullo sfondo uno
scorcio di Sora vista dal ponte di Napoli; il volto di San Rocco è del
Simoncelli, e quello della Madonna di Giulia Scialoja, che poi sarebbe divenuta
la moglie dell’insigne giurista sorano Simoncelli. L’opera, databile agli
inizi del secolo, fu donata da quest’ultimo all’ospedale civile, ed ora si
trova nella navata sinistra della chiesa Cattedrale di Santa Maria. Non deve sorprendere la presenza a Sora di un artista straniero; a quel
tempo molti pittori danesi, Christian Zahrtmann, Severino Kroyer ed altri, con i
loro discepoli, i figli del Re di Danimarca, avevano un’abitazione, ancora
esistente, a Civita d’Antino, nei pressi di Morino, in Abruzzo e venivano
spesso nella nostra città. Christian Mayer Ross dipingeva personaggi e paesaggi
sorani e poi vendeva le sue opere o le spediva nelle Gallerie d’Arte estere. A Copenaghen è conservato un quadro dipinto nel secolo scorso dal pittore
danese Theodor Philipsen, raffigurante la riva del fiume ed il lungoliri
Giuseppe Rosati, visti dalla riva opposta del Liri, dal lungoliri Cavour. A lato della piazza Cristiano Mayer Ross, imbocchiamo via Francesco
Loffredo; nato agli inizi del XIX secolo, fu sindaco di Sora dal 1846 al
1849, patriota, storico attento e scrupoloso, autore di una monografia su Sora,
contenente notizie, statistiche e trascrizioni epigrafiche; il lavoro fu
inserito dall’editore campolese Filippo Cirelli nella sua colossale opera
"Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato", rimasta
incompiuta. A poca distanza abbiamo le propaggini meridionali del monte "Santi
Casto e Cassio", attraversato dalla mulattiera omonima. I due Santi, di origine africana secondo alcuni, delle zone a noi vicine
secondo altri, sarebbero stati tra i primi propagatori del Cristianesimo nella
nostra città. Furono Vescovi, poi Martiri e Protettori della nostra città,
soprattutto nel 455, quando per queste zone transitarono Genserico ed i suoi
Vandali, che risparmiarono miracolosamente la nostra città, spaventati, secondo
la tradizione, dalla visione che si presentò ai loro occhi: i Santi Casto e
Cassio sulla sommità del monte con in mano fiaccole accese e più in basso una
moltitudine di soldati disposti a croce. 4 Partiamo da un vicolo cieco, via Torrevecchia,
così chiamata perché sopra l’altura rocciosa vicina si trovava, fino agli
anni cinquanta, una vecchia torre d’avvistamento, denominata appunto
Torrevecchia. Adesso sull’altura sorge una moderna abitazione. Confluiamo in piazza Palestro, e lungo un lato di essa, imbocchiamo via
Volsci, lungo la quale possiamo ammirare la casa natale dell’insigne giurista
sorano Vincenzo Simoncelli. Arriviamo in via Boncompagni,
nobile famiglia originaria di Bologna, duchi di Sora; governarono la nostra città
dal 16 marzo 1580 al 31 agosto 1796. Nel 1580, infatti, Ugo Boncompagni (Papa
Gregorio XIII, riformatore del calendario che da lui ha preso l’aggettivo
"gregoriano") acquistò il Ducato di Sora da Francesco Maria il
giovane Della Rovere, e lo regalò al figlio naturale Giacomo (1548-1612), che
iniziò la dinastia dei Boncompagni Duchi di Sora. Il Ducato comprendeva anche l’Isola di Sora, Brocco e Castelluccio, e
successivamente si ampliò, sul finire del XVI secolo, con l’acquisizione di
Roccasecca, Arce, Aquino ed Arpino. Si ampliò anche il cognome del Casato,
divenuto successivamente Boncompagni Ludovisi, con un matrimonio tra gli
esponenti delle due famiglie. Nel 1796 Antonio II Maria, ottavo Duca di Sora,
d’accordo con il Re di Napoli, Ferdinando IV, permutò il suo possedimento con
alcuni beni di proprietà reale, situati nel vicino Stato Pontificio. Il nostro territorio cadde quindi sotto il governo borbonico, e da allora il
Casato conserva soltanto il titolo onorifico di Duchi di Sora. Di loro però non
rimane soltanto un ricordo, ma anche i risultati di una politica saggia,
avveduta e lungimirante, che avviò lo sviluppo industriale del territorio,
soprattutto di Isola del Liri, sviluppo giunto al suo coronamento nel secolo
scorso, ma che senza i Boncompagni non sarebbe partito e decollato. Attraversiamo di nuovo il corso Volsci e dirigiamoci verso la chiesa
parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo, in cui è sepolta, in fondo alla navata
sinistra, la madre del Cardinale Cesare Baronio, Febonia Porzia, originaria di Trasacco; ed alla donna è stata
intitolata la via a destra della chiesa parrocchiale, per chi vi accede. Dal
lato opposto troviamo largo Cirillo;
secondo la tradizione la chiesa di San Bartolomeo sarebbe stata edificata dove
sorgeva l’abitazione di Cirillo ed Eufemia. Cirillo era figlio unico di una
vedova molto religiosa, di nome Eufemia, e gravemente malato di lebbra (o di
elefantìasi secondo altri); Santa Restituta, trasportata durante il sonno da
Roma a Sora sulle ali di un angelo, appena arrivata nella nostra città fu
accolta nella casa di Cirillo, lo guarì e lui divenne cristiano; in seguito subì
con la santa ed altri due compagni il martirio sulle rive del Fibreno, il 27
maggio del 275 d.C.. Dietro la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo abbiamo via Raffaele
Pisani, nato nel 1873, educatore, tornato alla Casa del Padre nel 1925;
inoltre incontriamo alcuni vicoli dedicati a famiglie sorane: Celli,
Fortuna, Gemmiti, Marini. Questi vicoli attraversano l’isolato compreso
fra via Cittadella ed il lungoliri Giuseppe
Rosati. Il Rosati nacque a Sora il 13 gennaio 1789; iniziò gli studi nel nostro
Seminario, ricevette gli Ordini Minori nella chiesa di Sant’Antonio Abate ed
entrò nella Congregazione dei Preti della Missione, a Roma, dove fu ordinato
sacerdote nel 1811. Quattro anni dopo, con spirito di fervente cristiano e di evangelizzatore,
partì missionario per il Nuovo Continente, arrivando a Baltimora nel 1816 ed
inoltrandosi nella vallata del Missouri. Giunse a Saint Louis nel 1817, con un
territorio sconfinato affidato alle cure apostoliche sue e dei suoi confratelli;
predicava in francese ed in inglese, stupendo letteralmente tutti; nel 1826
divenne Vescovo di Saint Louis e si prodigò per la creazione di chiese, scuole
ed altre opere sociali. Nel 1827 fondò con i Gesuiti l’Università di Saint Louis. Nel 1842 lasciò quelle terre e svolse incarichi diplomatici per conto del
Pontefice Gregorio XVI. Purtroppo nella Città Eterna, in giovane età, il 23
settembre 1843, il Rosati si spense; sarebbe diventato sicuramente Cardinale, se
non fosse morto così presto, ma ugualmente un grande riconoscimento per il suo
lavoro gli è stato tributato nel 1931, quando la città di Krowbview, nel
Missouri, ha mutato il suo nome in Rosati. 5 Dopo aver percorso quasi interamente il lungoliri Giuseppe Rosati, entriamo
nel vicolo De Donatis: si tratta di
una famiglia sorana, discendente dall’architetto svizzero Cristoforo De
Donatis, che dal 1765 al 1770 ricostruì la chiesa di San Silvestro, dopo aver
ristrutturato anche quella di San Rocco. Confluiamo in via Branca, famiglia
sorana, e, proseguendo attraverso il rione, incontriamo via e vicolo Casamari,
che attestano la dipendenza, nei secoli passati, della chiesa di San Silvestro
dall’Abbazia Cistercense di Casamari; proseguendo incontriamo vicolo Terribile,
famiglia sorana; confluiamo in via Pasquale
Fosca, originata dallo sventramento dello sperone roccioso che dalla
chiesetta di Sant’Antonio Abate arrivava fino a Torrevecchia; il taglio della
roccia, avvenuto nella prima metà di questo secolo, ha permesso il rapido
collegamento di piazza Cesare Baronio con piazza Cristiano Mayer Ross; dopo il
corso dei Volsci, abbiamo quindi un’altra direttrice che attraversa il centro
della città: via Nicola Mancinelli, via Friuli, vicolo San Francesco, piazza
Umberto I, piazza San Francesco, piazza Cristiano Mayer Ross, via Pasquale
Fosca, piazza Cesare Baronio, lungoliri Giuseppe Rosati. Il Fosca nacque a Sora il 20 agosto 1852; ebbe nella città natale
un’infanzia difficile, poi la famiglia si trasferì a Napoli dove lui frequentò
le lezioni serali dell’Istituto di Belle Arti. Ebbe modo di esprimere il suo innato talento e divenne un grande artista,
anche se fortemente osteggiato dall’invidia dei colleghi meno capaci. Eseguì busti e medaglioni di grandi personaggi, anche se forse è nel campo
della scultura che raggiunse l’apice; le sue opere più famose infatti sono il
"Vecchietto di Sora", ora al Museo di Copenaghen, e la "Mater
Redemptoris", la Madonna col Bambino, una colossale statua bronzea alta più
di due metri, che si trova nella chiesa di Santa Cecilia a San Paolo del
Brasile. Una sua pregevole scultura "San Giuseppe con il Bambino Gesù sul
braccio sinistro", datata Napoli 1895, è stata per tanti anni conservata
nell’ospedale civile "Santissima Trinità". Nella nostra città,
nella villa Santa Chiara, possiamo ammirare un’altra sua realizzazione, il
busto di Amedeo Carnevale. A San Paolo del Brasile, dove per alcuni anni si era
fermato, nel 1929 il grande artista si suicidò, dopo tante sofferenze e
peregrinazioni attraverso Inghilterra, Stati Uniti ed altre nazioni. In prossimità di via Pasquale Fosca, abbiamo piazza Cesare Baronio; nato a Sora il 31 ottobre 1538, il suo vero cognome
era Barone, poi latinizzato in Baronius, di cui la forma Baronio è la
derivazione. Abbracciò la vita ecclesiastica contro la volontà paterna e fu
discepolo di San Filippo Neri, a cui succedette in qualità di superiore
dell’Oratorio Romano nel 1593. Fu amico di studiosi e dotti prelati come il
Sirleto che lo chiamò alla correzione del Martyrologium
Romanum, fu confessore di Clemente VIII che indusse a riconciliarsi con
Enrico di Navarra (Enrico IV). Nel 1596 indossò la porpora cardinalizia e
l’anno seguente fu nominato bibliotecario della Vaticana; nei due Conclavi del
1605, tenuti dopo la dipartita di Clemente VIII e poi di Leone XI, non ascese al
soglio pontificio soltanto per l’esclusione posta dalla Spagna, per via del
suo Tractatus de Monarchia Siciliae.
Condusse una vita austera, e fu proclamato venerabile da Benedetto XIV. Intanto
per suggerimento di San Filippo Neri e di altri amici, cominciò nel 1558 la
compilazione di un monumentale trattato in dodici volumi, apparsi dal 1588 al
1607, gli "Annales Ecclesiastici", una delle più grandi opere sulla
storia della Chiesa, che viene sviluppata in forma annalistica, dalle origini
fino al 1198, anno d’inizio del Pontificato di Innocenzo III; lavoro enorme,
rigoroso, razionale, che difese la Chiesa dagli attacchi sferrati dalle dottrine
luterane, e valse all’Autore il titolo di "Padre della storia
ecclesiastica". Infatti gli Annales Ecclesiastici
possono considerarsi tra la prime vere opere di storia della Chiesa, in quanto
l’illustre Cardinale utilizzò materiale documentario, fonti e testi
originali, mai usati prima, e ne fece un’analisi critica per quei tempi
notevolissima. Nonostante l’intento apologetico, di ribattere le accuse mosse
alla Chiesa dagli autori protestanti delle Centurie
di Magdeburgo, la ricostruzione dei fatti è sempre basata sul rispetto
scrupoloso dei testi; inoltre il trattato è caratterizzato dall’estrema
precisione delle ricostruzioni cronologiche e dall’introduzione dei
parallelismi tra avvenimenti sacri e profani. Gli Annales Ecclesiastici ebbero un enorme successo e più di venti
edizioni. L’anima dell’illustre Figlio di Sora fu rapita nella Reggia Celeste il
30 giugno 1607 a Roma; il fascino del Baronio, la forza del suo mito sono
talmente suggestivi che non si pensa più a lui come ad una persona in carne ed
ossa. La nostra città gli ha dedicato una piazza ed un monumento bronzeo dello
scultore Pino Conte, nato a Palo del Colle, in provincia di Bari; l’opera
d’arte è stata collocata in piazza Palestro ed inaugurata il 27 ottobre 1963.
Al Baronio fu anche dedicato l’Istituto d’Istruzione fondato e diretto
da Amedeo Carnevale, e successivamente l’Istituto Tecnico Statale Commerciale;
fondato nel 1921 come Istituto Tecnico, regificato nel 1925, come richiesto da
Annibale Petricca, allora podestà della città; gli è stato anche dedicato un
Centro di Addestramento Professionale, ora soppresso, sito lungo via Trecce e
facente parte dell’Enap, Ente Nazionale Addestramento Professionale. Lungo la piazza Cesare Baronio incontriamo vicolo Frasconi, famiglia sorana. 6 Siamo in piazza Giacomo Venditti,
nato a Sora il 20 ottobre 1892, sottotenente, morto ad Asiago sul Monte
Interrotto, il 2 luglio 1916; all’Eroe della "Grande Guerra" è
stata conferita la Medaglia d’Argento al Valore Militare. Saliamo lungo la scalinata Antonio
Zincone. Nacque a Sora il 23 luglio 1848 proprio in una delle abitazioni
lungo la scalinata medesima; fu un illustre studioso di anatomia, materia che
insegnò per tanti anni presso l’Università di Messina; e qui venne a mancare
il 28 dicembre 1908 nel disastroso terremoto che colpì la città siciliana. Arriviamo in piazza San Silvestro con vie, vicoli e sopportici che si
distendono quasi a raggiera; uno di questi vicoli è intitolato alla famiglia
sorana Bellisario. 7 Ricordiamo, lungo la via Borgo San Rocco, il largo San Giacomo, per la presenza nell’antichità, in quei pressi,
della chiesa di San Giacomo. 8 Lungo via Roma incontriamo l’imbocco di via Conte Canòfari; Francesco Conte Canòfari fu sindaco della nostra
città dal 1880 al 1883. A poca distanza troviamo via Sant’Amasio;
secondo la tradizione fu il primo Vescovo di Sora; se ne parla più diffusamente
nel capitolo successivo, al paragrafo concernente la chiesa parrocchale di Santa
Restituta. Quasi parallela a via Sant’Amasio abbiamo via Edoardo La Pietra, Medaglia d’Argento al Valore Militare; nato a
Sora il 23 maggio 1918, aviere marconista, morto nel 1943. 9 Siamo in piazza Risorgimento chiamata prima piazza Nuova Zelanda, perché il 31 maggio 1944 truppe neozelandesi
alleate, entrarono nella nostra città dopo la ritirata dei Tedeschi. Lungo
piazza Risorgimento incontriamo un vicolo cieco, via Domenico Conocchia (o vicolo XXVIII
Ottobre); Domenico Conocchia fu Cavaliere, sindaco della città dal 1905 al
1906; vicolo XXVIII Ottobre è invece un’intitolazione celebrativa della
Marcia su Roma (28 Ottobre 1922), e d’altronde piazza Risorgimento, prima di
chiamarsi piazza Nuova Zelanda, si chiamava piazza XXVIII Ottobre. Spostiamoci in largo San Lorenzo;
in questi pressi sorgeva la chiesa di San Lorenzo, della quale non rimane più
traccia; proseguendo incontriamo il parco Antonio
Valente (ex Campo Boario); nato a Sora in via Riviera di Ponente
(l’attuale lungoliri Giuseppe Rosati) il 14 luglio 1894, Antonio Camillo
Valente è stato un grande architetto e scenografo; docente di Scenotecnica e
Scenografia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma; autore di
scenografie, costumi per balletti e prosa; inventore di una macchina teatrale,
il Carro di Tespi; progettista di numerose costruzioni e centri residenziali;
insomma un genio poliedrico e proteiforme, dalla immensa creatività ed
inventiva. È andato a Patrasso il 30 giugno 1975, a Roma. La nostra città gli ha
dedicato l’Istituto Statale d’Arte ed un Parco. Da un lato dell’area verde, abbiamo piazza Francesco Savona, primo sindaco (eletto) della nostra città dopo la
Liberazione; ha ricoperto la carica dall’aprile 1946 al marzo 1952. 10 Imbocchiamo via Giornale d’Italia;
la via sorse dopo il sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915, tra due file di
casette, costruite insieme ad un vicino asilo, grazie al denaro mandato dal
Giornale d’Italia, che ne promosse una raccolta per aiutare le popolazioni
colpite. Questa via è una traversa del lungoliri Vincenzo Simoncelli nel quale ci immettiamo. Egli nacque a Sora il
22 luglio 1860, in via Volsci, come ci ricorda una lapide commemorativa posta
sulla casa natale; fu discepolo di Amedeo Carnevale e successivamente, tra mille
difficoltà, riuscì a frequentare l’Università di Napoli. Professore
dapprima a Camerino, poi a Portici, insegnò quindi diritto civile a Pavia, poi
diritto processuale civile ed istituzioni di diritto civile a Roma. Lasciò numerose opere, tra le quali spiccano le "Istituzioni di
diritto privato". Fu eletto nel 1909 deputato per il collegio di Sora al Parlamento Nazionale
(XXIII Legislatura), e si prodigò molto per aiutare le popolazioni colpite dal
sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915. Il Simoncelli fu anche Ispettore Onorario ai Monumenti ed alle Antichità e
Terziario Francescano. Fu un fulgido esempio delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza
e temperanza; e delle virtù teologali: fede, speranza e carità. Biotelìa lo
colse a Frascati il 9 settembre 1917. Sora gli ha dedicato un lungoliri ed il
Liceo Ginnasio Statale. 12 Ci troviamo in piazza Giuseppe
Garibaldi: l’Eroe dei Due Mondi, nel 1866, fu nominato Presidente Onorario
della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Sora dall’Assemblea dei Soci. Il
Generale rispose accettando e ringraziando, e la lettera è ancora oggi
custodita gelosamente. Lungo via Napoli incontriamo via Riccardo
Tuzi, sottotenente sorano, vittima della Grande Guerra (1915-1918). 13 Nei pressi della vecchia struttura dell’ospedale civile, incontriamo via Giovanni
Giuriati, menzionato perché fu Ministro dei Lavori Pubblici durante il
periodo fascista e fautore della realizzazione del nosocomio; la struttura fu
inizialmente intitolata a Giovanni Giuriati, ma poi mutò la denominazione in
"Santissima Trinità". Dalla parte opposta dell’ospedale, abbiamo
via Paolo Zeri, nato a Roma il 10
ottobre 1884, Direttore del nosocomio sorano, valente chirurgo, podestà della
nostra città dall’agosto del 1929 al settembre del 1934. Durante la sua
amministrazione si ebbe il taglio dello sperone roccioso che sorgeva al posto
dell’attuale via Pasquale Fosca. Sempre durante l’amministrazione del Professor Paolo Zeri, si ebbe la
costruzione della Casa del Balilla e dell’annesso Campo Sportivo, la
sistemazione del Palazzo Comunale e dell’Asilo Infantile, la costruzione del
Campo Boario e l’ampliamento della struttura ospedaliera. Lo Zeri fu anche collaboratore di riviste mediche ed autore di pubblicazioni
scientifiche; si spense a Sora il 13 luglio 1962. 14 Lungo via Napoli ci immettiamo in via
Michele Biancale; nato a Sora, il 4 ottobre 1878, fu giornalista, critico
d’arte e docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di
Roma. Notevole la sua opera in due volumi "Arte
Italiana--Ottocento-Novecento". Chiuse i suoi giorni a Roma il 25 maggio
1961. Nella stessa zona, in piazza Alcide De Gasperi, troviamo l’attuale sede
della Società Operaia di Mutuo Soccorso; la fondazione del glorioso sodalizio
risale al 18 giugno 1865. 15-16 Mentre percorriamo via Napoli incontriamo molte traverse intitolate a città
italiane; all’indomani del sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915, tra
quelle città scattò una gara di solidarietà per aiutare le popolazioni
colpite. Addirittura da Reggio Emilia arrivò nella nostra città una
considerevole somma per la costruzione di un edificio in eternit
(suc-cessivamente ricostruito in muratura) da adibire ad asilo, che fu chiamato
appunto Reggio Emilia, come la vicina strada aperta lateralmente. Nella zona abbiamo anche piazza XIII
Gennaio, che ci ricorda il luttuoso sisma marsicano-sorano del 1915; intorno
a questa piazzetta si ebbe lo sviluppo successivo della città che veniva
ricostruita. Ora quell’area è diventata un luogo di ristoro per i numerosi abitanti
della contrada, che possono dialogare ed incontrarsi all’ombra delle numerose
piante che abbelliscono il luogo. 19 Percorriamo via Virginio Bruni:
nato a Sora il 3 novembre 1888, Monsignor Virginio Bruni insegnò Materie
Classiche nel Seminario della nostra città; fu inoltre un dotto grecista, uno
storico attento ed appassionato, Cappellano del Castello di San Casto e del
Santuario della Madonna delle Grazie e fautore della ricostruzione e dello
sviluppo turistico dell’Arce cittadina. Donò alla Cattedrale di Santa Maria
l’artistico armadio in noce, collocato nella Sala Capitolare. Il Bruni ha
ceduto al fato a Nerola, in provincia di Roma, il 6 marzo 1963. Alla fine di via Serafini ci immettiamo in via Emilio Zincone; nato a Sora nel 1852, combatté a Mentana nel 1867;
morì nel 1885 a Palermo dov’era accorso per portare aiuto alla popolazione
colpita da colera. Lungo via Emilio Zincone imbocchiamo via Nicola
Corona, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo ed agli inizi del XIX;
brillante economista del tempo, nel 1795 pubblicò, con uno pseudonimo,
un’opera in due volumi, "Riflessioni economiche, politiche, morali sopra
il lusso, l’agricoltura, la popolazione, le manifatture, il commercio dello
Stato Pontificio, in suo vantaggio e beneficio, scritte da Stefano Laonice". A poca distanza troviamo via Giuseppe
Della Monica, nato a Sora il 25 maggio 1889, medico condotto nella nostra
città per oltre quarant’anni, stimato ed apprezzato dai Sorani, andato nel
numero dei più l’11 aprile 1980 a Sora. Per molti sicuramente è passato alla storia con il suo soprannome, "Gnore
Peppe". Questa via è l’attuale prolungamento del lungoliri Luigi
Matteucci, davanti ai nuovi fabbricati popolari non ancora consegnati. Dalla Scuola Elementare "Achille Lauri", tra qualche tempo,
dovrebbero partire, in direzione del ponte del Divino Amore, due vie, una
esistente, l’attuale prolungamento del lungoliri Luigi Matteucci, che ora si
chiama via Giuseppe Della Monica, ed il prolungamento del lungoliri Luigi
Matteucci, da realizzare, tra i fabbricati popolari da consegnare ed il fiume
Liri. 20 Imbocchiamo via Francesco Vanni,
pittore ed incisore italiano, nato a Siena nel 1563-1565 e morto nel 1610; egli
ebbe una formazione eclettica, che si riflette nella sua pittura tipicamente
tardomanierista, caratterizzata dalla delicatezza degli effetti luministici;
l’artista senese è legato alla nostra città perché autore di una tela del
1604 raffigurante Santa Maria degli Angeli (o la Madonna della Vallicella) con
San Francesco e Santa Restituta; il quadro è custodito nella chiesa di Santa
Maria degli Angeli. 29 Percorriamo via Attilio Roccatani,
famosissimo tra gli appassionati di motociclismo; ed imbocchiamo il lungoliri Gaetano
Squilla; nato a Civitella Roveto, in provincia de L’Aquila, il 22 agosto
1902, fu sacerdote, insegnante, storico, autore di una cinquantina di
pubblicazioni, soprattutto di argomento storico, nelle quali egli ha parlato di
Sora e della natìa Valle Roveto. Nella sagrestia della chiesa di San Rocco possiamo ammirare una lapide
commemorativa che ricorda i 52 anni passati da Don Gaetano al servizio della
Chiesa. Si spense a Sora l’8 dicembre 1982. A poca distanza troviamo via Luigi
Conocchia; nato a Sora il 23 maggio 1876, cominciò giovanissimo a salire
sul Parnaso e nel 1896, a soli vent’anni, pubblicò il volumetto di liriche
d’amore in dialetto sorano "Frunne de cerqua"; inoltre studiò
Medicina presso l’Università di Napoli, laureandosi nel 1898; purtroppo era
di salute malferma e chiuse gli occhi alla luce di questo mondo, a soli
trent’anni, il 13 novembre 1906. 30 Davanti alla certosa, abbiamo il piazzale Domenico Iaforte e Raffaele Milano, sorani, Martiri delle Fosse
Ardeatine, trucidati a Roma il 24 marzo 1944. È un piazzale adibito a
parcheggio per chi si reca sul sepolcro dei cari estinti. Dalla parte opposta della necropoli, abbiamo via Sant’Antonio Forletta; trae la sua origine dalla presenza, lungo
la strada, di una chiesa dedicata a Sant’Antonio di Padova, popolarmente
chiamata chiesa di Sant’Antonio Forletta perché sorge sulla collina detta
"dei Forletta". 31 Lungo via Sferracavallo incontriamo via Salita
dei Pini, chiamata fino a poco tempo fa via Pigna Macciocchi; quest’ultimo
toponimo era di origine popolare e dialettale, significava "Il Pino dei
Macciocchi"; il toponimo fu originato dalla presenza, in quel luogo, quasi
lungo la via Sferracavallo, di un gigantesco pino appartenente alla famiglia dei
Macciocchi; il monumento naturale fu anche cantato da Don Ciccio,
Francescantonio Biancale, Rosacalandrio enixa, veterinario e poeta dialettale
sorano; infatti, nel 1930, il Biancale pubblicò un poemetto intitolato "La
Pigna e’ Macciocca", "Il pino dei Macciocchi", in cui ricordava
la sua infanzia e diceva che il vento aveva sradicato il pino dalla montagna e
lo aveva portato nei pressi della villa, leggenda sorta per avvolgere con un
alone di mistero un monumento naturale che stupiva per le dimensioni. In questi
pressi inizia anche via Sant’Antonio Forletta; le notizie della sua origine
sono trattate nel settore precedente. Quasi al confine con Broccostella abbiamo via Villa Carrara, divisa in diversi rami, intitolata alla famosa
famiglia sorana Carrara ed alla sua residenza in questi pressi. 32 Partiamo da piazza Antonio Annunziata
(Cavaliere del Lavoro). Egli nacque a Sora il 17 ottobre 1906 e sin dalla più giovane età mostrò
di possedere spiccatissime attitudini per l’industria saponiera. Si forgiò alla dura scuola della piccola industria paterna, apprese alla
perfezione i segreti del suo lavoro, tanto da diventare uno dei più profondi
conoscitori della materia. Con lui iniziò la parabola ascendente dell’azienda, che è arrivata al
vertice dei valori nazionali della categoria. Antonio Annunziata è morto a Roma il 23 settembre 1984. Ci immettiamo in via Giuseppe Ferri;
nato a Posta Fibreno (Frosinone), il 2 gennaio 1904, Ufficiale medico nella IIª
guerra mondiale, primo sindaco di Sora, dopo la ritirata dei tedeschi, dal
giugno al luglio 1944, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale e dal
Prefetto di Frosinone. Fu anche il fondatore nel 1924, de"L’Efebo", periodico
cittadino, letterario, scientifico ed artistico; tradusse
l’"Odissea" di Omero e scrisse il romanzo "Sulle vie della
terra". è mancato ai vivi il 5 agosto 1983 a Sora. Imbocchiamo via Edoardo Facchini,
nato il 2 gennaio 1882 a Sora nella frazione di Carnello, come ci ricorda una
lapide commemorativa posta sulla casa natale, quasi all’inizio di via Madonna
della Stella. Monsignor Edoardo Facchini si laureò in Lettere ed insegnò Filosofia nel
Seminario e Materie Letterarie nell’Istituto Tecnico "Cesare Baronio".
Fu Direttore del Convitto Vescovile "Villa Angelina"; nel 1935 divenne
Vescovo di Alatri; successivamente, nel 1943-1944, durante la spietata
dominazione tedesca, rischiando la sua stessa vita, salvò prigionieri di
guerra, partigiani, ed aiutò bisognosi ed affamati. Grande conoscitore della
filosofia tomistica, scrisse anche alcune opere su San Tommaso d’Aquino.
Ritornò al Signore il 21 ottobre 1962 a Roma, su un filobus, durante lo
svolgimento del Concilio Vaticano II, al quale aveva partecipato. Proseguendo incontriamo una traversa, via Tommaso Gigli, Vescovo di Sora dal 1561 al 1577. Tornato nella
nostra città dal Concilio di Trento, al quale aveva partecipato, fondò nel
1565 il nostro Seminario Interdiocesano che è quindi tra i più antichi
d’Italia. Dopo il passaggio a livello percorriamo via Ludovico Camangi; nato a Sora il 14 febbraio 1903, laureato in
Ingegneria presso l’Università di Roma, si dedicò alla politica, arrivando a
ricoprire la carica di Sottosegretario di Stato ai Lavori Pubblici. Si occupò
anche di lavori di bonifica e fece parte della Commissione Agricoltura e
Foreste. Mancò all’affetto dei propri cari, e di tutti quanti lo stimavano, a
Velletri (Roma) nel 1976. Imbocchiamo via Annibale Petricca,
podestà della nostra città dal 1925 al 1927; gli si deve la regificazione
dell’Istituto Tecnico "Cesare Baronio", da lui richiesta ed ottenuta
nel 1925; nel dopoguerra fu sindaco di Sora dal giugno 1952 al 1956, ed in
questo intervallo temporale diede un forte impulso allo sviluppo industriale
della nostra zona ed alla razionale irrigazione delle nostre campagne. 33 Percorriamo via Trecce lungo la
quale, nella chiesa di San Ciro e Santa Restituta o di San Ciro alle Trecce, nel
sotterraneo, possiamo ammirare i segni lasciati, secondo la tradizione, su una
roccia dai capelli di Santa Restituta mentre i carnefici la conducevano sul
luogo del martirio. 34 Nella frazione di Carnello, lungo la strada principale, imbocchiamo una
traversa, via Tombe, che deve forse la
sua denominazione alla massiccia presenza in questa zona di sepolture ad
inumazione, risalenti a circa duemila anni fa, ricoperte da lastroni di
terracotta, i cosiddetti tegoloni. 37 Percorriamo via San Domenico,
detta anche via Vecchia, via Vadurso o via dei Sepolcri, perché lungo il suo
percorso, ai lati, sono stati ritrovati molti resti di tombe romane. La via è costeggiata dal canale Mancini-San Giuliano e collegata con la
riva opposta da numerosi ponti moderni, in calcestruzzo armato, ma anche da due
ponti, probabilmente romani, bellissimi anche se oscurati l’uno da una
piattaforma di calcestruzzo che lo ricopre e l’altro dai meccanismi di
regolazione di una chiusa, che comanda il flusso delle acque nel canale
Mancini-San Giuliano; esso è formato dal collettore San Giuliano che con la
denominazione Fosso Valcomperta attraversa a cielo aperto la contrada omonima,
poi via Sferracavallo e scorre tra le abitazioni della borgata d’ugual nome
fino alla Stazione Ferroviaria. Da qui continua il suo percorso al coperto, via
Carlo Pisacane, viale Regina Elena, via Giuseppe Ferri, costeggia l’ex
Stabilimento Tomassi, fino alla chiesa della Madonna di Costantinopoli. In
questi pressi si unisce con una roggia di servitù industriale che ha la presa a
monte del ponte di Napoli, e che attraversa coperta piazza Garibaldi, via Dante
Alighieri, l’ex Stabilimento Tomassi; poi i due, ricoperti, proseguono insieme
verso Sud-Ovest, attraversano viale San Domenico, nei pressi della chiesa di
Santa Rosalia e poi scorrono fino alla contrada Tófaro; da quel punto
proseguono a cielo aperto bagnando le contrade Tófaro e Schito-Vicenne e
costeggiando via San Domenico (o Vecchia o Mancini o dei Sepolcri) fino alla
cartiera Mancini ed al fiume Liri. Spostiamoci adesso sull’acropoli, e diamo alcune notizie sulla fortezza,
meno propriamente definita castello; chiamato Rocca Sorella o Castro Surella
(Sorella e Surella stanno per piccola Sora) dal IX al XVI secolo, e poi San
Casto fino ai nostri giorni. Nel perimetro murario della roccaforte, secolare sentinella della nostra
città, possiamo ammirare sei torrioni dei quali uno cilindrico ed uno
poligonale. L’attuale costruzione fu realizzata nel XVI secolo da un certo
Evangelista da Carrara di Bergamo, su resti medioevali e romani. Un secolo fa, per la simbolica cifra di 140 lire, la roccaforte e la
circostante area del monte "Santi Casto e Cassio" furono cedute dal
Demanio al Comune di Sora. Ai giorni nostri, negli anni cinquanta, il
propugnacolo è stato restaurato. Inoltre, a quei tempi, un anziano, Bortolotto Domenico di Miane (Treviso),
capitato a Sora, si occupò della fortezza, ispezionandola e custodendola. Oggi il monumento è abbandonato a sé stesso. Una parola anche per il nostro glorioso stadio cittadino, che non si chiama
più stadio Sferracavallo, bensì stadio Claudio
Tomei, alla memoria del grande calciatore sorano, indimenticabile estremo
difensore bianconero, immaturamente scomparso mentre si recava a giocare in
trasferta. Chiudiamo con la nostra caserma, intitolata al generale italiano Simone
Simoni, nato a Patrica (Frosinone) nel 1880 e morto a Roma nel 1944. Egli
partecipò alla guerra italo-turca ed alla prima guerra mondiale
durante la quale meritò cinque medaglie d’argento ed una di bronzo.
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