Luoghi sacri III
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31) Santa Maria degli Angeli: graziosa chiesa con an-nesso Monastero dei Passionisti, in contrada Collacchio; la chiesa fu fatta costruire dal Cardinale Cesare Baronio nel 1601, ed il Convento fu edificato con il contributo del Comune e della popolazione; inizialmente sede dei Cappuccini, il convento ospita i Passionisti dal 6 marzo 1842.

La chiesa è stata poi rinnovata e riconsacrata nel 1917 dal Vescovo Monsignor Antonio M. Jannotta; ce lo ricorda una lapide che però riporta l’anno di fondazione sbagliato, 1610, ma in realtà è 1601, le ultime due cifre sono state invertite dal compilatore.

La chiesa è ad una sola navata e presenta una cappella consacrata a San Gabriele dell’Addolorata, santo che in questa chiesa è festeggiato il 27 febbraio, data spostata ad una delle domeniche successive.

Interessante, nella chiesa, è il quadro sull’Altare Maggiore, opera di Francesco Vanni, famoso pittore senese, ma che operò anche a Roma; la tela risale al 1604 e fu donata dal Cardinale Cesare Baronio ai Cappuccini; il quadro è intitolato Santa Maria degli Angeli (o Madonna della Vallicella con i Santi Fancesco e Restituta); Santa Maria degli Angeli regge il Bambino ed è circondata dagli Angeli; in basso a sinistra, San Francesco d’Assisi, con l’abito dei Cappuccini per i quali il quadro veniva dipinto e a destra Santa Restituta; veramente il Vanni, nel settore di quest’ultima, dipinse il Cardinale Cesare Baronio; ma lui, riservato e molto modesto, volle che il suo ritratto fosse cancellato, ed allora il Vanni sostituì l’immagine del Cardinale con quella della santa; con un po’ d’attenzione si può ancora vedere il volto del Baronio, alla sinistra della taumaturga; sullo sfondo, tra i due santi, si vede Sora ripresa con le sue mura e le sue torri; questo particolare dà al quadro un notevole valore storico e documentario, presentandoci la nostra città agli inizi del XVII secolo con le sue opere difensive successivamente sottoposte ad una sistematica distruzione.

Settore numerico di riferimento: 20

32) Santa Maria Porta Coeli o Chiesa Nuova: graziosa chiesa parrocchiale, nella contrada omonima. Iniziata nella prima metà del secolo scorso, fu terminata nella seconda metà; il tempio nacque come filiale di San Silvestro, e fu edificato per l’aumentata popolazione della contrada; prima il popolo si recava nella chiesetta della Madonna dello Schito, nella contrada omonima, e per motivi di spazio molte persone assistevano alla celebrazione fuori del tempio, per strada.

Nel 1921, in considerazione dell’espansione e dello sviluppo demografico della zona, Santa Maria Porta Coeli divenne Parrocchia. Festeggiamenti la seconda domenica di ottobre.

La comunità parrocchiale è affidata all’assistenza spirituale di Don Pasquale Porretta.

Settore numerico di riferimento: 24

33) Sant’Antonio Abate: chiesa situata sulle propaggini inferiori del monte "Santi Casto e Cassio"; eremo dei monaci cistercensi di San Silvestro, per la preghiera, la penitenza e la solitudine fin dal XIII secolo, posto in una zona allora quasi deserta, che però successivamente cominciò a popolarsi; in questa chiesetta ricevette gli Ordini Minori uno dei più illustri figli di Sora, Giuseppe Rosati.

Il giorno della festa è anche occasione per la benedizione degli animali domestici e da cortile, in quanto Sant’Antonio Abate è loro Patrono; a tal fine, una volta, gli animali venivano radunati nella sottostante piazza dell’Ortara (oggi piazza Cristiano Mayer Ross). Il tempietto in stile gotico è caro ai Sorani; è stato restaurato nel 1975; festeggiamenti con grande partecipazione popolare, il 17 gennaio; la chiesetta è raggiungibile sia dal rione Pianello, attraverso la salita Sant’Antonio Abate; sia dal rione Cittadella, attraverso il vicolo Terribile e la salita Sant’Antonio Abate, ed attraverso il vicolo Branca e la salita Sant’Antonio Abate; sia dal rione San Silvestro, attraverso i vicoli Cavoni e la salita Sant’Antonio Abate.

Settore numerico di riferimento: 5

34) Sant’Antonio di Padova: chiesetta in contrada Tófaro; fondata il 26 aprile 1906 e restaurata nel 1928 e nel 1978. Festeggiamenti la terza domenica di luglio.

Settore numerico di riferimento: 38

35) Sant’Antonio di Padova e Santa Restituta: sede dell’omonima Parrocchia, la chiesa di Santa Restituta è posta nella frazione di Carnello; secondo la tradizione è stata edificata dove Santa Restituta ed i suoi compagni furono martirizzati, con la decapitazione, nel 275 d.C.; ce lo ricorda anche una lapide posta all’interno del tempio nel 1975, nel 1700.mo anniversario del martirio.

Del tempietto si comincia a parlare già nel XVI secolo, ma in tempi successivi cominciò la sua decadenza. Durante il secolo scorso fu riedificato ed ingrandito e ne fu elevato il pavimento per preservarlo dagli allagamenti dovuti al vicino Fibreno; fu successivamente restaurato dopo il secondo conflitto mondiale. Inoltre la facciata che prima guardava verso il fiume, ora è rivolta verso Sora.

La chiesetta ha uno schema basilicale ed è a tre navate; qualche anno fa è stata abbellita esternamente con lastre di pietra. A lato della facciata possiamo ammirare il recen-tissimo affresco realizzato dal celebre artista Antonio Notari (Napoli 1940) coadiuvato dalla figlia Antonella.

La comunità parrocchiale è affidata alle cure di Don Antonio Lecce.

Settore numerico di riferimento: 34

36) Sant’Antonio Forletta: lungo la via omonima, dedicata a Sant’Antonio di Padova; è posta in un luogo incantevole, quasi sulla sommità della collina dei Forletta, denominazione esplicativa del titolo sacro dato alla chiesa. Ricostruita dopo il sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915, è stata recentemente restaurata.

Settore numerico di riferimento: 30

37) Sant’Apollonia: chiesetta posta lungo la via omonima. Inizialmente era una cappelletta eretta da una sorana di nome Apollonia nel suo terreno; nel 1764 la signora Olimpia Carrara venne in possesso di quel fondo ed alla cappellina sostituì l’attuale chiesetta. La santa è invocata contro le odontalgie.

Settore numerico di riferimento: 20

38) Santa Restituta: nella piazza omonima. La Basilica di Santa Restituta fu costruita al centro della città, quando l’imperatore Costantino autorizzò il culto della religione cristiana; e fu edificata, secondo la tradizione, dove il Vescovo Amasio aveva sepolto Santa Restituta ed i suoi compagni martiri, nel giardino dell’Oratorio di San Giovanni, dove in quei pressi, si trovava anche l’abitazione di Amasio.

La chiesa fu purtroppo distrutta insieme alla città, per volere di Federico II, nel 1229; fu rifatta dopo la morte dell’imperatore, ma crollò a causa del movimento sismico del 24 luglio 1654; fu rifatta qualche anno dopo e rovinò a causa dello sconvolgimento tellurico del 13 gennaio 1915; si salvò il portale romanico, successivamente rimontato e visibile ancora oggi nella sua forte strombatura; il tempio fu ricostruito in stile romanico, su progetto dell’ingegnere torinese Paolo Cassinis, e sotto la direzione lavori dell’ingegnere sorano Camillo Marsella; e proprio l’illustre famiglia sorana donò alla chiesa il pulpito, sul quale possiamo vedere lo stemma familiare. Il tempio, ricostruito, fu inaugurato nel 1928, come possiamo anche leggere sul pavimento, dopo aver attraversato l’ingresso principale.

Da notare che un tempo la chiesa sorgeva a poca distanza dall’attuale ed occupava il lato Nord dell’attuale piazza, ed è stata ricostruita in posizione diversa facendole occupare il lato Est. Solenni festeggiamenti il 27 maggio, con grande partecipazione popolare. Processione con la statua della santa, a due riprese: la sera del 26 maggio con il seguente percorso:

piazza Santa Restituta, via Vittorio Emanuele III, via Firmio, via Deci, lungoliri Giuseppe Mazzini, via Boncompagni, via Cittadella, via Branca, piazza Giacomo Venditti, lungoliri Giuseppe Rosati, piazza Esedra, corso dei Volsci, piazza Indipendenza.

La statua rimane nella Cattedrale durante la notte; tradizionalmente, si dice che viene portata nelle "Carceri", perché secondo l’agiografia la notte prima del martirio la santa fu tenuta imprigionata nel carcere, che sorgeva allora nei pressi dell’attuale Cattedrale.

Il giorno successivo la statua torna nella chiesa di Santa Restituta, con il seguente percorso:

via XI Febbraio, piazza Indipendenza, corso dei Volsci, piazza Santa Restituta.

Alla bellezza della chiesa si aggiunge quella delle tante opere collocate all’interno dell’edificio sacro in occasione della settimana del Corpus Domini, e nell’ambito della manifestazione "I Gonfaloni del Corpus Domini".

Nello stesso periodo alcune vie di Sora vengono abbellite da artistiche infiorate; il corso Volsci, via XI Febbraio, sono gremite di gente, di abili e capaci realizzatori e di interessati e curiosi concittadini.

Segnaliamo il diligente operato della gloriosa Confraternita dell’Immacolata. La comunità parrocchiale è affidata alle cure dell’intelligente e zelante Preposto Monsignor Bruno Antonellis.

Uno sguardo alle porte della chiesa di Santa Restituta: esse sono state il coronamento dei festeggiamenti svoltisi nel 1975 in occasione del 1700.mo anniversario del martirio della santa.

Opere bronzee del grande scultore Tommaso Gismondi di Anagni, sono state inaugurate il 19 ottobre 1975.

Descrizione delle porte secondo l’ordine seguito dall’artista

Porta centrale

Vita di Santa Restituta e del tempio a lei dedicato: descrizione per righe, da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso:

1) Santa Restituta con una moltitudine di fedeli in preghiera e panorama della nostra città;

2) Donne e bambini accolgono la santa che entra nella città; sullo sfondo è ritratta un’allegoria del paganesimo, un uomo pensoso;

3) Santa Restituta ed il martirio lungo il Fibreno; visibili un "rotone" ed il ponte romano;

4) Una mamma fugge con il bambino, durante il sisma marsicano-sorano del 13 gennaio 1915; un mulo si agita spaventato; la cupola semidistrutta della vecchia chiesa;

5) Chiesa di Santa Restituta con l’attuale facciata; Monsignor Piccirilli tra gli operai nel volto di uno dei quali vediamo l’autoritratto del Gismondi;

6) Dogma dell’Immacolata sancito da Pio IX nel 1854; omaggio floreale alla statua della Madonna, l’8 dicembre;

7) Paolo VI apre l’Anno Santo con il motto "Ogni uomo è mio fratello"; un bambino bianco ed uno nero si stringono la mano; un fedele in ginocchio entra attraverso la Porta Santa;

8) Stemma del Comune di Sora col motto: "SORAEQUE JUVENTUS ADDITA FULGEBAT TELIS";

9) Stemma di Monsignor Carlo Minchiatti (Vescovo di Sora nel periodo della realizzazione delle porte): "OMNIA OMNIBUS FACTUS SUM".

Porta laterale sinistra

Vita di Gesù: descrizione per colonne dall’alto verso il basso, da sinistra verso destra:

1) San Cirillo e la Madonna delle Grazie, il Cardinale Cesare Baronio e la contrada Valleradice;

2) Natività di Gesù;

3) Fuga in Egitto;

4) Strage degli innocenti;

5) Scritta "PRAEPOSITUS VINCENTIUS MARCIANO VOLUIT. POPULUS FECIT";

6) Gesù cammina sulle acque;

7) La Maddalena;

8) Il Figlio prodigo fra le braccia del padre;

9) Il Buon Samaritano;

10) Il Buon Pastore;

11) Lazzaro ed il ricco Epulone;

12) Crocifissione;

13) Pentecoste;

14) Giudizio Universale.

Porta laterale destra

Parrocchie della zona: descrizione per colonne, dall’alto verso il basso, da sinistra verso destra:

1) I comprotettori di Sora: San Domenico Abate con il Castello di San Casto, San Giuliano Martire con la Madonna delle Grazie;

2) Madonna Assunta con il campanile della Cattedrale;

3) Chiesa parrocchiale di Carnello e Santa Restituta con la Palma;

4) Il monastero di San Domenico, con il santo rivestito di saio e croce pettorale;

5) Parrocchia di San Giovanni Battista con il santo vestito di peli di cammello;

6) Madonna di Valleradice;

7) I due campanili di San Bartolomeo e l’Apostolo con la pelle, nelle cui volute è visibile il volto di Michelangelo come nella Cappella Sistina;

8) San Giuseppe Artigiano con gli attrezzi da lavoro;

9) San Francesco d’Assisi con le braccia aperte;

10) Chiesa delle Trecce e San Ciro Medico;

11) Madonna di Porta Coeli;

12) Madonna Addolorata di Santo Spirito;

13) San Silvestro Papa;

14) Scritta "THOMAS GISMONDI SCULPSIT".

Settore numerico di riferimento: 1

Si riporta brevemente l’agiografia della santa; originaria di Roma, figlia di Ethel e Dabia, si cognominava Frangipane. Portata a Sora, sulle ali di un angelo, giunta in prossimità della casa della pia vedova Eufemia e dell’unico figlio Cirillo, malato di lebbra (o di una grave forma di elefantìasi, secondo altri), lo guarì e lo convertì al Cristianesimo. Per mezzo della sua predicazione anche altri abbracciarono il nuovo Credo. Tutto questo provocò il sospetto dei Romani e del proconsole Agazio; egli ordinò di cercare la santa e di condurla al suo cospetto. Quando la vide davanti a sé, rimase affascinato dalla sua bellezza e cercò di persuaderla a rinnegare il suo Credo, in cambio della sua liberazione.

La santa non cedette, nonostante le minacce del proconsole che fece arrestare altri tre (due secondo un’altra tradizione) compagni, fra i quali Cirillo; anche loro furono minacciati, invano; Agazio si infuriò ed ordinò di torturarli tutti e di flagellarli, fino a quando non avessero abiurato. Furono poi condotti nelle carceri, presso il tempio del dio Sole, nei pressi quindi dell’attuale Cattedrale (e proprio qui, la sera del 26 maggio, il simulacro della santa viene portato in processione); il giorno dopo furono ricondotti al cospetto del proconsole; dopo averli invano minacciati, resosi conto che essi erano fermissimi nella loro fede, li condannò alla decapitazione con la spada.

Condotta da Sora verso Carnello, la santa, esausta, appoggiò la testa su una roccia di arenaria e, quando fu evidentemente tirata via, lasciò alcune striature sulla pietra, le impronte dei suoi capelli. Il masso del miracolo è ancora visibile nel sotterraneo della chiesa di San Ciro.

La santa, Cirillo ed altri due compagni (o uno) furono martirizzati sulla riva destra del Fibreno il 27 maggio 275; furono sepolti da alcuni cristiani, esortati da Amasio a raccogliere i corpi decapitati; le salme vennero racchiuse dentro urne di pietra e tumulate nel pavimento dell’Oratorio di San Giovanni; in quel luogo sarebbe sorta successivamente la Basilica di santa Restituta.

Sette giorni dopo, allo stesso Amasio, la taumaturga apparve in sogno, dicendogli di tornare sul luogo del martirio, dove avrebbe trovato le loro teste, spinte a riva dalle onde, e di riunirle ai corpi. Sant’Amasio racconto la visione onirica ad alcuni cristiani e, raggiunto il luogo, essi devotamente raccolsero le teste e le riunirono ai corpi. Santa Restituta fu martirizzata durante l’impero di Lucio Domizio Aureliano (214-275), imperatore dal 270 al 275, lo stesso anno del martirio della santa; è una singolare circostanza che è stata approfondita nel paragrafo dedicato a San Giuliano, per il quale si verifica la medesima coincidenza; si rimanda a quel paragrafo il lettore per evitare ripetizioni.

Dopo alcuni secoli si tentò di ritrovare le reliquie della santa; dopo vari fallimenti dei Vescovi, Monsignor Orazio Ciceroni e Monsignor Girolamo Giovannelli, l’impresa riuscì al Presule Monsignor Tommaso Guzoni nel 1683. Dal 1771 le sacre spoglie sono conservate in un’urna marmorea donata probabilmente dal Duca di Sora, Gaetano Boncompagni Ludovisi. L’omero sinistro ed i capelli della santa sono invece custoditi in un reliquiario d’argento. In occasione del 1700.mo anniversario del martirio, è stata effettuata l’ultima ricognizione delle spoglie della santa, il 28 maggio 1975, dalle ore 10,00 alle ore 12,00; alla presenza del compianto Vescovo Monsignor Carlo Minchiatti e di Monsignor Gaetano Squilla, teologo, Monsignor Carlo Ricciardi, Vicario Generale, Monsignor Vincenzo Marciano, Preposto, Monsignor Dino Facchini, compianto Cancelliere della Curia; dei dottori Guido Lauri e Giulio Lilla Della Monica, Medici Consulenti; e del Professor Claudio Basile e della signora Emilia Patriarca, testimoni.

Sulla facciata della chiesa, scolpito su lastre di marmo, è visibile il privilegio di Carlo II d’Angiò, risalente al 13 novembre 1292, in base al quale Sora fu dichiarata Città Regia, soggetta al Regno di Napoli e di Sicilia. Prima la nostra città era stata nelle mani del feudatario Giacomo di Bursone, ed il suo malgoverno aveva esasperato i Sorani; si erano lamentati col sovrano che aveva accolto le loro proteste emanando il provvedimento summenzionato.

Un tempo, in occasione della festa di Santa Restituta, si svolgeva una delle cinque fiere annuali della città; Capodanno, il 1° gennaio, Santa Restituta il 27 maggio, San Lorenzo, il 10 agosto, San Domenico, il 22 agosto, Valleradice, l’8 settembre.

39) Santa Rosalia: recentemente restaurata, la graziosa chiesetta è posta lungo la via omonima, nei pressi del viale San Domenico.

Settore numerico di riferimento: 39

40) Santo Spirito: chiesa situata lungo il corso dei Volsci; fu eretta dalla Duchessa Sforza Boncompagni che all’inizio del XVII secolo acquistò l’attuale edificio comunale, lo adattò a collegio e lo donò alla Compagnia dei Padri Gesuiti, chiamati a Sora dal Vescovo dell’epoca, Monsignor Girolamo Giovannelli; per i Gesuiti la Duchessa fece costruire anche la vicina chiesa di Santo Spirito; il tempio è ad una sola navata, in stile barocco, ed è stato restaurato alcuni anni fa.

All’interno abbiamo la statua dell’Addolorata, opera di anonimo del XVI secolo; per iniziativa dell’Ar-ciconfraternita dell’Addolorata, il simulacro viene proces-sionalmente portato per la città la sera del Venerdì Santo; la pia e devota processione si snoda attraverso Sora e richiama nella nostra città gente dai paesi limitrofi. L’Arciconfraternita dell’Addolorata amministra anche una cappella cemeteriale.

La chiesa di Santo Spirito sarebbe in collegamento sotterraneo con il chiostro dell’ex palazzo della Pretura, imponente costruzione che ha condiviso la storia di Sora; dapprima sede dei Frati Conventuali, poi nel XVIII secolo del Collegio Tuziano, poi della Sottoprefettura, del Comune, dell’Istituto Tecnico, fino ad arrivare alla Pretura, al Museo della Media Valle del Liri ed alla Società Operaia di Mutuo Soccorso.

Oggi è in corso il restauro del maestoso edificio.

Settore numerico di riferimento: 3

41) San Vincenzo Ferreri: posta nella contrada omonima.

Una lapide all’interno della chiesa ci informa sulla storia dell’edificio sacro: fu fatto costruire dalla nobildonna Olimpia Mobilj-Carrara e fu dedicato al santo il 12 ottobre 1845; restaurato ed abbellito alcuni anni fa, con il contributo della comunità di italiani originari della zona, emigrati in Canada. Grazioso il portico antistante al tempio.

Settore numerico di riferimento: 26

Con questa panoramica degli edifici sacri della città, il lettore noterà che ogni contrada ha il suo tempietto o la sua chiesetta o la sua cappella ed i festeggiamenti, nei mesi estivi, si susseguono con un’alta frequenza. Notiamo che quasi tutte le contrade periferiche (ad eccezione di Schito e San Domenico) avevano Icone, Edicole, Cappelline, che poi sono state ingrandite con lo stesso sviluppo delle contrade ed il conseguente aumento di popolazione. Nella costruzione dei templi si è fatto spesso uso del travertino, materiale da costruzione rinvenibile soprattutto nella contrada Valleradice, nella quale è ancora visibile una cava a giorno dalla quale si estraeva il materiale.

 

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