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Premessa indispensabile allo
sviluppo di una regione, le vie di comunicazione e le altre infrastrutture
sono l’ossigeno, la linfa, il sistema nervoso di un’area geografica,
facilitando enormemente i rapporti interpersonali, gli scambi culturali e le
relazioni commerciali.
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Per queste ragioni, la rete di
collegamento di una regione va a dare anche indicazioni sul raggiunto grado
di sviluppo e di progresso che ha interessato quell’area.
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In questa semplice ed umillima
disamina si vogliono tracciare, a titolo esemplificativo e per grandi linee,
gli eventi ed i cambiamenti che hanno interessato il complesso viario che
quotidianamente calpestiamo durante il nostro transito terrestre, e che
altri calpesteranno dopo di noi.
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Non vogliamo addentrarci in
particolari tecnici, per non appesantire ulteriormente la trattazione, ma
accenneremo ad essi in maniera semplice, discorsiva e colloquiale;
d’altronde, questo è un umile quaderno di ricerche, che non intende
esaurire l’argomento di trattazione.
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Sento adesso di dover esprimere
un deferente e sentito ringraziamento al Ragioniere MICHELE CONETTA, che mi ha fornito notizie utili per il capitolo
sulle antiche strade; persona di poliedrica e proteiforme cultura, dalla
profonda e ricca umanità, sempre aperta ad ogni forma ed espressione
d’arte e di cultura, dotato di una squisita sensibilità e di una grande
bontà d’animo, egli è animato da un fortissimo amore per l’umano e per
Sora, la sua Patria, della quale quotidianamente difende l’onore con il
suo multiforme ingegno ed il perseverante lavoro.
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Buona lettura!
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Assi Stradali Cittadini
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Il principale asse viario
cittadino odierno è il corso Volsci, che attraversa il centro dal rione
Santa Maria fino al ponte di Napoli; abbiamo inoltre via Roma, lungoliri
Vincenzo Simoncelli, via Napoli, via Marsicana, ecc.; anticamente, un
importante asse viario cittadino, prima che fosse tracciato il corso Volsci,
era il seguente: dalla chiesa Cattedrale di Santa Maria (Duomo) si perveniva
alla chiesa di San Rocco; il percorso era ed è: via XI Febbraio, via
Beniamino Terenzi, via Gelsi, via Pianello, salita Sant’Antonio Abate,
vicoli Cavoni, piazza San Silvestro, sopportico Capizzo, via Borgo San
Rocco, piazza San Rocco; in alternativa, dopo la salita Sant’Antonio
Abate, il percorso era: vicolo Branca, via Branca, piazza Giacomo Venditti,
via Borgo San Rocco, piazza San Rocco.
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Con questo tragitto pedemontano
si attraversava l’intero centro storico. L’asse principale di questo
itinerario rimaneva comunque Pianello-Sant’Apronunzio; il Corso ancora non
esisteva, fu realizzato nel 1927, privando della facciata la chiesa di San
Bartolomeo Apostolo, e condannando il medesimo edificio sacro a trovarsi
sotto il livello stradale.
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Prima dell’attuale, esisteva
una sorta di Corso ante litteram,
via Volsci, ancora visibile e percorribile nel tratto tra piazza Palestro e
via Boncompagni. Vediamo che, per accedervi, bisogna scendere alcuni
gradini, per arrivare al livello della Sora di alcuni secoli fa.
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Per quanto riguarda la zona del
rione Cittadella, fino agli anni Trenta dell’attuale secolo, il monte
"Santi Casto e Cassio" proseguiva con le sue propaggini
meridionali fin dentro Sora, dal tempietto di Sant’Antonio Abate fino a
Torrevecchia, una vecchia torre di avvistamento sostituita, ai giorni
nostri, da una moderna abitazione. La quinta calcarea non aveva soluzione di
continuità e non esisteva un varco; esso fu aperto tra il rione Cittadella
e la piazza dell’Ortara (odierna piazza Cristiano Mayer Ross); si veniva a
creare un altro asse che percorreva il centro storico, dal rione Santa Maria
al lungoliri Giuseppe Rosati (ex via Riviera di Ponente); il tracciato è
tuttora percorribile ed è il seguente: via Nicola Mancinelli, via Friuli,
vicolo San Francesco, piazza Umberto I, piazza San Francesco, piazza
Cristiano Mayer Ross (ex piazza dell’Ortara), via Pasquale Fosca, piazza
Cesare Baronio (ex piazza Orto Baronio), lungoliri Giuseppe Rosati (ex via
Riviera di Ponente). Il corso Volsci quindi è la creatura urbanistica più
giovane, perché questi percorsi almeno parzialmente, esistono da molto più
tempo.
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Per quel che concerne la riva
sinistra del Liri, va segnalato il tratto della Strada Statale 82 della
Valle del Liri Itri-Avezzano-Itri, che scorre attraverso il centro: via
Marsicana, piazza Risorgimento, lungoliri (o viale) Vincenzo Simoncelli,
piazza Giuseppe Garibaldi, via Napoli, viale San Domenico; questi ultimi due
tratti furono realizzati nel 1795 per volere di Ferdinando IV, Re delle Due
Sicilie, e su progetto del Generale Borbonico Giuseppe Parisi.
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Antiche Strade
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Una qualsiasi strada che
percorriamo oggi non va pensata come costante nei secoli; la stessa arteria
negli scorsi decenni e secoli aveva quasi sicuramente uno sviluppo ben
diverso.
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Ma con quali criteri possiamo
muoverci in quest’orizzonte così strano ed indecifrabile? Qualche
considerazione, anche se apparentemente banale, può aiutarci in
quest’indagine. Prima di tutto, le strade nei secoli passati avevano
larghezza molto minore delle odierne, in quanto le necessità erano ben
diverse; anche il percorso non era regolare, bensì tortuoso, per la
presenza di ostacoli naturali, difficilmente superabili con le conoscenze
tecniche del tempo. Quindi i collegamenti viari si conformavano il più
possibile al territorio.
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La presenza di colline,
depressioni con acque stagnanti e malariche, avvallamenti del terreno
soggetti a frequenti allagamenti, influenzavano il tracciato,
condizionandolo negativamente.
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Quando oggi ci muoviamo su
tratti di strada all’apparenza antichi, ma ci rendiamo conto di trovarci
ad una quota altimetrica ben inferiore a quella naturale delle zone
circostanti, c’è da presumere che non quello percorso è stato il
tracciato dei secoli passati.
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Oppure, rendendoci conto che la
sede stradale sia posta su una massicciata costituita da terreno di riporto,
vale la considerazione precedente.
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Altri indicatori sono
l’orientamento delle vecchie costruzioni (la loro epoca di realizzazione
si può desumere da documenti vari, vecchie rappresentazioni cartografiche,
criteri di costruzione o date riportate sulla chiave di volta dei portali,
salvo successivi rimaneggiamenti) che si presume avessero i due assi
costruttivi incrociantisi paralleli e perpendicolari all’asse stradale.
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Per le strade che attraversino
zone agricole, l’eccessivo frazionamento dei terreni ci indica le tante
generazioni che si sono succedute ereditando il fondo, che viene quindi
coltivato da tantissimi anni, in virtù anche di un buon collegamento
esistente appunto da moltissimo tempo.
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Altro metodo può essere quello
di andare ad individuare la facciata dell’edificio, e nel caso in cui essa
fosse perpendicolare all’asse stradale della nuova arteria, desumere che,
probabilmente, un tempo, normale al collegamento attuale, ve n’era un
altro, poi abolito. Le vecchie case, soprattutto agglomerate, indicano
antichi insediamenti e passaggi stradali altrettanto leucocriniti.
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Ed i vecchi atti notarili che
hanno riguardato quei beni, assieme agli immobili finitimi, ci possono dare
informazioni sulle strade e sui passaggi. Altra considerazione riguarda i
numerosi canali, detti nel linguaggio comune forme, che un tempo rifornivano la nostra città di acque
provenienti da zone periferiche a vantaggio di opifici; queste roggie, che
poi sono state completamente coperte, erano costeggiate da piccoli sentieri,
che costituivano l’unico passaggio, come in via Borgo San Nicola. A volte
avveniva il contrario, cioè erano le acque del Liri che, sollevate dai rotoni,
venivano canalizzate verso la periferia, come avveniva lungo via Roma, con
le acque che confluivano nel collettore passante per l’attuale via Edoardo
La Pietra, e che riceveva anche il flusso idrico di un canale che
costeggiava via Sferracavallo, oggi coperto, ma visibile attraverso
feritoie, nei pressi dell’attravarsamento a raso della tratta ferroviaria.
Andiamo adesso alle esemplificazioni che ci permettano di applicare e capire
queste metodologie. Una strada antica ed assai importante è quella che da
Campopiano, attraverso via Marsicana, confluisce nella contrada Pontrinio,
come si può vedere dalle antiche case ivi ubicate. Attraverso
quest’arteria campolesi e pescosolidani venivano nella nostra città e se
ne tornavano poi ai loro paesi.
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Ma non è la sola,
quotidianamente percorriamo strade sorane, che hanno una storia millenaria;
ad esempio la Strada Provinciale per Carnello; anticamente era la via romana
tra Sora ed Arpino. Soffermiamoci su di essa: la stessa Passio di Santa
Restituta ci parla di quest’arteria, che, però, in direzione di Carnello,
dopo la zona delle Trecce (così denominata da un episodio miracoloso
avvenuto poco prima del martirio della Santa), sicuramente non seguiva
l’attuale tracciato attraverso la contrada Campovarigno, in quanto questa
zona era facilmente soggetta ad esondazioni per la quota altimetrica più
bassa delle zone circostanti e per la mancanza di opere per la raccolta e lo
smaltimento del flusso idrico in esubero. L’arteria proseguiva invece
nella zona situata a destra dell’attuale e moderno tracciato, e si
insinuava serpeggiando nella campagna e nel querceto, attraversando
un’area ancora oggi toponomasticamente denominata Tombe,
per la massiccia presenza di numerose sepolture ad inumazione. Altra
modificazione dovuta a nuove esigenze fu quella che interessò la zona del
tanatoìco, nel momento della costruzione del medesimo in quella landa
periferica, quando la strada per gli Abruzzi non aveva ancora quella
connotazione, quella peculiarità e quell’importanza che la
contraddistingueranno in seguito. Infatti, la realizzazione della necropoli
andò a troncare ed a insediarsi su un tratto di strada che univa le attuali
via Conte Canòfari, via Cocòrbito e via San Giovanni e Paolo, con
quest’ultima che va a confluire nel tratto iniziale della strada vicinale
Vecchia di Campoli, poi sostituito dal moderno viadotto a pendenza costante
che, partendo da via Marsicana, oltrepassa la linea ferroviaria
Avezzano-Roccasecca e si lascia alla sua destra la vicinale dianzi
menzionata, nella località San Marciano; e la vicinale poi si innesta nella
Strada Statale "666" di Sora.
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Ad avvalorare quest’ipotesi
c’è la conformazione del terreno, la topografia e l’asse comune del
sistema viario, con il punto di discontinuità dovuto alla presenza della
certosa; infatti, via Conte Canòfari (da cui si staccava un tronco che
raggiungeva la proprietà degli Annonj, sita dove ora sorge la Caserma
militare "Simone Simoni", latifondo che al passaggio della linea
ferroviaria fu ricollegato alla vecchia arteria da un ponte) si interrompe
nella regolarità del suo tracciato all’altezza circa della sua confluenza
in via Divisione Acqui e la strada si sposta verso sinistra nel largario
antistante al sepolcreto denominato piazzale Domenico Iaforte e Raffaele
Milano Martiri delle Fosse Ardeatine; poi il tracciato viario confluisce in
via Cocòrbito; sicuramente la congiungente tra le sopraccitate arterie di
traffico aveva un percorso più regolare, senza i gomiti dovuti
all’erezione della necropoli.
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Il percorso di via San Giovanni
e Paolo seguiva d’altronde la conformazione della zona pedemontana della
collina dei Forletta e del colle Iemme, costeggiando una successione di
speroni terrei, costituiti dal prodotto di erosione e di spostamento a
valle, per gelivazione, pioggia e sconvolgimenti, del materiale costituente
i rilievi summenzionati; con i quali la strada era inoltre in continuità,
fino all’effettuazione del taglio della zona dovuto ai lavori di
realizzazione della linea ferroviaria Roccasecca-Avezzano; d’altronde,
fino alla contrada Valleradice, è tutto un susseguirsi di rientranze e
sporgenze, dovute a fenomeni di spostamento e di assestamento.
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La stessa arteria proseguiva poi
verso Nord, ed in prossimità del viadotto dell’attuale Strada Statale
"666" Sora-Pescasseroli, si biforcava nella vecchia strada per
Campoli, che proprio in prossimità del bivio fu poi attraversata dalla
ferrovia Sora-Avezzano e dotata, per il passaggio dei vagoni, di cancelli di
chiusura al posto delle comuni barriere, in virtù dell’elevata densità
di popolazione della zona. Quel tratto iniziale della strada per Campoli è
stato poi sostituito, come abbiamo detto.
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Per quanto riguarda l’altro
ramo della direttrice suddetta, essa continuava con la denominazione di
Ortella, ed arrivava nei pressi del passaggio a livello con barriere di via
Campopiano, e poi proseguiva verso Valleradice con uno sviluppo cancellato
dalla realizzazione della massicciata della tratta ferroviaria. Nella
contrada Valleradice si incontrava poi con: un’altra strada, che si
sviluppava alla base destra del rilievo e che portava alla zona detta
Forcella, in territorio pescosolidano, biforcandosi, in prossimità della
chiesa, in due derivazioni, una a destra per i pedoni, ed un’altra verso
sinistra per i carri, e che si arrestava nella cosiddetta contrada
Sarachella, a poca distanza dalla destinazione; un’altra strada, che
sempre diretta verso la Forcella, attraversava la collina, e transitava nei
pressi della residenza rustica degli Annonj e si dirigeva sempre verso la
Forcella; lo stesso villino di campagna era stato munito di un accesso verso
la seconda delle strade menzionate poco fa; la gente che saliva o scendeva
dalla collina transitava per comodità davanti alla residenza rustica, perché
il tratto rettilineo era migliore di quello curvo, fino a quando fu
realizzato l’Istituto San Camillo, che bloccò la strada più comoda ed
anche il tratto nei pressi della residenza fu chiuso, in quanto non più
necessario, anzi inutile, per lo spostamento verso la città o per il
ritorno alle proprie case; le contestazioni della popolazione non servirono
a nulla. La strada passante nei pressi della necropoli, a Valleradice, si
incontrava anche con un’altra, proveniente da Pontrinio, e che
attraversava la finitima zona obliquamente rispetto all’attuale Statale
82; e l’intersezione comprendeva anche la stradina che, rasentando il lato
sinistro del rilievo, proseguiva poi verso la contrada San Vincenzo, ma
passando per la borgata Schitelli e quasi costeggiando la sponda lirinate
sinistra, con un tratto ancora oggi esistente.
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Un’altra antica strada, che già
possiamo individuare dal nome, è la Strada Provinciale Romana Selva (in cui
l’aggettivo romano va più visto come corruzione della parola di origine
longobarda arimanno), che percorre le contrade sudoccidentali di Sora,
dirigendosi verso Isola del Liri e Casamari. Strategicamente importante
quest’arteria, perché vista come collegamento tra la zona in riva destra
del Liri, più antica, e Veroli e Roma.
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Un’altra arteria importante ai
fini del nostro studio è la via Vecchia di Valfrancesca-La Diga, che dalla
chiesa della Madonna di Valfrancesca passa in prossimità della sponda
destra del Liri e si ricongiunge con la strada di più recente
realizzazione, in direzione della contrada Le Compre; in pratica questo
tracciato è stato sostituito dall’altro più moderno, che costeggia la
base del rilievo montuoso. Altro elemento degno di menzione è la
strada-sentiero denominata Sora-Balsorano, che partendo in prossimità del
Duomo giunge fino al confine con l’Abruzzo.
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A tal proposito, bisogna dire
che, spesso, nelle zone periferiche venivano utilizzate e percorse strade
vicinali (strada privata esterna all’abitato ed aperta al transito
pubblico) e sentieri anche impervi, che poi non sono stati trasformati in
strade moderne, ma sono rimasti nella loro connotazione e sono
saltuariamente percorsi dalla gente del luogo, come la strada vicinale Tòre,
tra le contrade Sant’Antonio Forletta e Cocòrbito, oppure la strada
vicinale Colle Iemme, tra le contrade Cocòrbito e Valcomperta.
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Poi bisogna considerare le
numerose strade di servizio, sorte per l’effettuazione di lavori, come
quella che costeggia il canale Valcomperta, utilizzata per la
cementificazione delle sponde e la sistemazione dell’àlveo del medesimo,
e poi rimasta per il transito della popolazione, ed anche se non asfaltata,
sicuramente più larga della precedente.
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Altra possibilità per la
popolazione è stata quella offerta dalle strade di servizio aperte e poi
rimaste per la realizzazione della superstrada Sora-Frosinone e delle strade
a scorrimento veloce Sora-Cassino e Sora-Avezzano, come tra le contrade Cocòrbito
e San Domenico Soriano; di profonde modifiche all’esistente apportate da
superstrade ne è l’esempio più caratteristico via San Sisto, al confine
con Broccostella, che è stata completamente stravolta nella sua
connotazione.
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Ma gli stravolgimenti sono
avvenuti anche all’interno del centro abitato, come nel caso del lungoliri
Cavour, ex Riva di Cicerone, prima zona agricola intensamente coltivata ed
irrigata grazie alle acque del rotone,
e che poi ha visto la nascita di nuovi quartieri.
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Anche l’altro settore, sempre
della riva sinistra ma ad Est, nei pressi del Campo Boario, ha visto un
forte sviluppo di opere di urbanizzazione, prima col Campo Boario, sorto
durante la prima metà degli anni Trenta dell’attuale secolo al posto di
un bacino artificiale deputato alla raccolta di acque provenienti da
Pontrinio e destinate a servire gli opifici del rione San Lorenzo.
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Successivamente, il lungoliri
Aldo Moro e poi via Attilio Roccatani verso la popolosa contrada Pontrinio e
via Martiri di via Fani (mentre prima nella contrada si addentrava soltanto
una stradina a destra per chi si ponesse frontalmente davanti alla facciata
della cappella dell’Angelo Custode) hanno anche qui mutato aspetto e reso
quasi irriconoscibile un tranquillo settore periferico della nostra Sora.
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A volte però il progresso si è
fermato, come nel caso di via Torino, che, negli intendimenti degli
amministratori, non doveva essere una strada chiusa, ma proseguire verso
Nord ed allacciarsi a via Marsicana, al fine di snellire il traffico lungo
via Roma e via Marsicana e renderle più vivibili.
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Del periodo romano è anche la
via più importante è anche la più dimenticata da tutti; stretta,
periferica, eppure una volta era il collegamento tra Sora e Roma e Fregellae
(Ceprano); essa è la via Vecchia (o via Mancini o via dei Sepolcri);
iniziava in prossimità del ponte di Napoli, percorreva l’odierna via
Dante Alighieri e poi passava nei pressi della chiesetta di San Giuliano
Martire dove adesso sorgono le rovine dell’ex stabilimento Tomassi; poi
proseguiva alla volta della chiesa di San Domenico; in questi pressi si
biforcava in due tratti; il primo verso Fregellae (Ceprano), il secondo si
dirigeva verso Casamari; è ancora oggi possibile ammirare i resti del ponte
Marmóne, che superava il fiume Liri; a poca distanza, come ci ricorda una
lapide, nacque probabilmente l’Arpinate per antonomasia, Marco Tullio
Cicerone, in una zona che appartiene oggi al Comune di Sora, ma, ai tempi
della nascita dell’Oratore, faceva parte dell’Agro Arpinate.
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E per questo motivo, "l’Arpinate"
fu chiamato anche l’illustre personaggio, Filosofo, Principe
dell’eloquenza, studioso instancabile, oratore facondo, brillante e
forbito, conferenziere coltissimo, dalla voce calda, dalla parola incisiva,
dall’esposizione limpida, scrittore fecondo e versatile. Lungo la via
Vecchia si possono ancora ammirare un paio di ponti, probabilmente romani.
è una zona archeologica interessantissima, custodisce molti reperti e tombe
romane, da cui la denominazione di via dei Sepolcri.
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Attualmente l’ultimo tratto si
chiama via San Domenico e scorre quasi parallela al viale omonimo, con il
quale si incontra in piazza San Domenico. La strada poi proseguiva alla
volta di San Sebastiano, dove sono stati rinvenuti numerosi resti di
tracciati di epoca antica.
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Il collegamento con Atina
neanche era largo e rettilineo come adesso, ma si svolgeva costeggiando il
canale San Giuliano e proseguendo oltre, attraverso la contrada Case Magnone
e Sant’Ippolito, fino alla zona fatta di dossi e cunette della Madonna
della Quercia e proseguendo poi lungo il versante della collina in direzione
di Brocco; poi, fu realizzata via Sferracavallo, per consentire un più
regolare e veloce smaltimento dell’intensissimo traffico fra la nostra
città e la valle di Comino.
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Vie di Comunicazione
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Sora è collegata con
l’Abruzzo mediante la Strada Statale 82 della Valle del Liri e mediante la
Strada a scorrimento veloce Sora-Avezzano, detta anche Superstrada del Liri.
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Con la Valle di Comino e col
Cassinate siamo collegati mediante la Strada Statale 627 della Vandra, e
mediante la Strada a scorrimento veloce Sora-Cassino, che poi, tramite il
tratto tangenziale ad Est del territorio sorano, nelle contrade Valcomperta
e Cocòrbito, si raccorda con l’altra strada a scorrimento veloce, la
Sora-Avezzano.
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I collegamenti autostradali sono
a Nord, ad Avezzano, con la A25, Roma-Pescara, ed a Sud con l’Autostrada
del Sole, Roma-Napoli, che si prende a Cassino per andare verso Sud ed a
Frosinone per andare verso Nord. Con il capoluogo di provincia siamo
collegati tramite la Statale 214 Superstrada Sora-Frosinone Maria ed Isola Casamari; è previsto un allacciamento della
Sora-Frosinone, con l’Autostrada del Sole, Roma-Napoli, e dovrebbe
avvenire a Ferentino; purtroppo è sorta qualche difficoltà, perché lungo
il tracciato previsto sono state costruite alcune abitazioni e perfino un
impianto sportivo con piscina.
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Fino a qualche anno fa, per
recarsi a Frosinone, i Sorani potevano usare soltanto le attuali Strade
Provinciali 53 e 278, imboccandole attraverso via Barca San Domenico e via
Romana Selva.
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Menzioniamo poi le Provinciali
per il vicino Comune di Pescosolido e per la frazione di Carnello, che è
unita a Broccostella tramite la Strada Provinciale 186. Parliamo inoltre
della Strada Provinciale 173, che ci unisce alla contrada Le Compre, situata
a Nord della città; inoltre abbiamo la vecchia Strada Statale Sora-Veroli,
in località Selva Alta, che attraversa le colline occidentali del nostro
territorio comunale. La Itri-Avezzano-Itri, Strada Statale 82 della Valle
del Liri, passa per la la zona omonima, e dopo aver lasciato la nostra città
prosegue verso la Valle Roveto, nel tratto di cui abbiamo già parlato; la
stessa Statale 82 a Nord, ad Avezzano, è collegata con la Strada Statale 5
Via Valeria ed a Sud, ad Arce, con la Strada Statale 6 Via Casilina; anzi,
il tratto fra Ceprano ed Arce è condiviso con la stessa Statale 82.
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Decine di strade, comunali e
vicinali, uniscono Sora alle sue contrade periferiche, in campagna, in
collina ed in montagna. La nostra città ha un buon collegamento con le
strade principali; la stessa Strada Statale 82 della Valle del Liri
attraversa la città da Nord a Sud-Ovest. Lungo il percorso cittadino della
Statale 82 si trova pure il collegamento con la Statale 627, che si dirige
verso la Valle di Comino. Si voleva migliorare questa situazione, e negli
anni Settanta si decise di togliere Sora dall’isolamento dovuto alla
lontananza dell’Autostrada del Sole. La località San Vincenzo Ferreri
doveva diventare un nodo stradale importantissimo. Di quello che fu
progettato allora, cosa abbiamo oggi? La Superstrada Sora-Frosinone andrebbe
completata col IV lotto, dallo svincolo di Castelmassimo in territorio di
Veroli fino al casello ferentinate dell’Autostrada del Sole, in modo da
evitare il noioso ed interminabile attraversamento di Frosinone.
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Inoltre la nostra città si
trova tra la Superstrada Sora-Frosinone e le Strade a scorrimento veloce
Sora-Cassino e Sora-Avezzano; bisognerebbe realizzare gli opportuni
collegamenti (V lotto) tra esse per renderle efficienti ed alleggerire la
città del traffico in transito, soprattutto quello pesante, e per rendere
Sora meno caotica e più accogliente.
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Si doveva realizzare il
collegamento passando attraverso la contrada Collacchio, presso il Convento
dei Passionisti, e con galleria sotto il monte "Santi Casto e
Cassio" fino all’importante nodo di San Vincenzo Ferreri; il progetto
ha subìto però varie vicissitudini, anche perché lungo il previsto
tracciato sono sorte in questi anni alcune abitazioni e addirittura una
cooperativa edilizia.
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Si è cercato, ma inutilmente,
qualche sistema per evitare il collegamento a Nord della città; si è
pensato di farlo a Sud, dalla contrada Schito fino alle pendici della zona
collinare di Arpino, tracciato di tremendo impatto ambientale, e quindi
eliminato. Utilizzare ed allargare le strade periferiche, via Barca San
Domenico, viale San Domenico, via Ponte Olmo, via Cellaro, via Trecce, via
Colle Marchitto e via Villa Carrara, non è sembrata una soluzione ottimale.
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Intanto si sta realizzando un
palliativo, una traversa-strada di collegamento nella campagna meridionale
di Sora, nelle contrade Vicenne, Pantano e Campovarigno da un lato e Tofaro,
San Domenico e Schito dall’altro, con allacciamento a Broccostella verso
Cassino e verso Avezzano. Ma si tratta di una soluzione parziale, in quanto
l’opera in fase di realizzazione obbedisce alla finalità di strada di
collegamento tra i nuclei industriali di Schito e Colle d’Arte.
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Per la Sora-Pescasseroli si
riparla della galleria sotto il monte Tranquillo; se fosse realizzata,
permetterebbe un collegamento costante e senza interruzioni, a differenza
dell’attuale situazione in cui bisogna percorrere il Valico di Forca
d’Acero, in alcuni periodi talmente innevato da non essere percorribile.
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Concludiamo con un’amara
constatazione: per San Vincenzo Ferreri passa unicamente la Sora-Avezzano;
la Sora-Ceprano-Itri-Gaeta è rimasta un’idea; l’Atina-Venafro-Isernia
è ormai quasi un ricordo; è pronto il tratto in territorio molisano, manca
quello in territorio laziale, attraverso la Valle del Mollarino.L’importanza
di quest’ultima risiede nel fatto che essa rappresenta il nevralgico
anello di congiunzione della Dorsale Appenninica, il grande sistema viario
interno che parte da Cesena ed attraverso Terni, Rieti, Avezzano, Sora,
Isernia giunge a Benevento e quindi a Foggia. Tutte le strade portano a
Roma, ma quasi nessuna nella contrada San Vincenzo Ferreri!
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PONTI
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In epoca antica erano ben pochi
i ponti che permettessero l’agevole superamento del fiume; gli isolotti,
presenti nell’àlveo, ed i punti poco profondi, assolvevano a questa
funzione, costituendo i guadi ("vadi"). Il ponte di Napoli ed il
ponte San Lorenzo e poi quello di Pontrinio, erano quelli in prossimità del
centro urbano; poi quello romano sul Fibreno in località Carnello ed il
Marmone.
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Il ponte di Napoli,
importantissimo, era sovrastato dalla Porta di Corte, e collegava la città
con la zona meridionale; denominato anche ponte Garibaldi, fu purtroppo
distrutto dai Teutonici in ritirata e ricostruito nel dopoguerra con
struttura ad archi multipli; il ponte di Ferro era un tempo un ponte romano,
che nel 1883 si decise di distruggere, perché con la curva troppo
pronunciata degli archi impediva il normale transito dei carri, e con i suoi
maestosi pilastri ostacolava il deflusso delle acque lirinati, causando
esondazioni; siccome la struttura era ben costruita, non si esitò ad usare
la dinamite per farlo saltare in aria; i blocchi di travertino, che,
anticamente, con gli scarsissimi mezzi a disposizione, erano stati portati
per la costruzione, furono lasciati nel letto del fiume, e soltanto dopo
molti anni sollevati e depositati nel Campo Boario; ancora oggi si possono
scorgere le fondamenta nell’àlveo del fiume; al posto del precedente, fu
ricostruito un bruttissimo ponte in ferro, da qui la denominazione, fatto
saltare dai Tedeschi nel 1944; le truppe neozelandesi realizzarono una
passerella provvisoria, e toccò all’abile carpentiere Angelo Di Marco,
detto il Kaiser, ricostruire un
ponte leggero e di sezione ridotta, e poi quello finale in calcestruzzo
armato.
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Il ponte San Lorenzo, quello XX
Settembre, Indipendenza, Madonna della Neve e Compre (con la sottostante
struttura portante ad arco rovescio) sono gli unici ad avere una struttura a
campata unica, senza pilastri, a differenza di tutti gli altri, ponte del
Divino Amore (realizzato, come quello Madonna della Neve, dall’Impresa di
costruzioni Fasolino Crescenzo, che a distanza di anni, nel 1995, come
stabilito in giudizio dalla Corte di Appello di Roma, riuscì a prelevare la
somma di quasi quattro miliardi dalle casse comunali), ponte Cavalieri di
Vittorio Veneto, ponte Agnone del Prato, ponte San Domenico e ponte Fibreno
nella frazione di Carnello, tutti caratterizzati da pilastri e da travate,
prefabbricate per quelli realizzati negli ultimi decenni, soprattutto di
tipo SCAC, Società Cementi Armati Centrifugati.
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A proposito del ponte Cavalieri
di Vittorio Veneto, lunga è stata la sua realizzazione, tanto da far dire
ai sorani, negli anni Settanta, che le cose nella loro città andavano come
i ponti, assai lentamente, e lo sviluppo del Sorano era quasi un’utopìa;
anche per il nome del ponte si agì ciecamente, ignorando che già esisteva
una via che ricordasse Vittorio Veneto, una traversa del lungoliri Vincenzo
Simoncelli.
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Tornando alle caratteristiche
costruttive dei ponti, la presenza di pilastri e di sedi stradali curve ci
fa capire la necessità di aumentare la resistenza alle sollecitazioni, per
l’ottenimento delle quali si è fatto ricorso alle strutture ad arco,
anche se ribassato, che funzionano in uno stato di sola compressione, e
minimamente di trazione, che è la più snervante per la coesione del
materiale; ciò si è reso necessario anche in virtù della più intensa
presenza di mezzi pesanti, che utilizzano proprio questi ponti nelle loro
direttrici di traffico. Per quanto riguarda le vecchie realizzazioni,
superato il ponte San Domenico e percorso un centinaio di metri, quando alla
nostra sinistra si presenta una stradina laterale, ci infiliamo, nel lato
opposto, in una viuzza che termina sulle opere di sistemazione idraulica del
fiume. Scendendo, si possono vedere i resti del ponte
Marmone, di cui resta soltanto un’arcata, distrutto secondo
alcuni da sconvolgimenti tellurici, purtroppo assai frequenti nelle nostre
zone; oppure dal consistente flusso idrico, susseguente al prosciugamento
del lago Fucino sotto l’imperatore Claudio. L’ipotesi più accreditata
fa risalire invece la distruzione al 1229, per volere di Federico II, che in
quell’anno fece coventrizzare la nostra città . La posizione del ponte, a
Nord della confluenza del Liri col Fibreno, si spiega con la riduzione delle
sollecitazioni, in quanto, più a valle, le strutture avrebbero dovuto
sopportare anche il flusso fibrenate. L’asse del ponte, invece, obliquo
rispetto alla direzione della corrente fluviale, si spiega o con
un’opportuna riduzione dei carichi di spinta idrica, in quanto le
strutture, posizionate obliquamente, offrirebbero una minore resistenza al
flusso idrico, oppure con la necessità di collegare strade romane
preesistenti; infatti, proprio questa è la direttrice della Via Vecchia,
importante arteria di collegamento tra Sora e Veroli. Dall’altra parte del
corso d’acqua, si può percorrere una stradina periferica che ricalca il
tracciato romano, costeggiando il collettore Mancini-San Giuliano, e
superandolo con alcuni ponti, ormai quasi tutti moderni, tranne due,
probabilmente romani, deturpati purtroppo uno da una piattaforma di
calcestruzzo armato che lo ricopre e l’altro dai meccanismi di regolazione
di una chiusa per lo sfruttamento delle acque. A tal proposito, fino a
qualche anno decennio fa, lungo il corso lirinate, si potevano ammirare i "rotoni"
(grosse ruote), dispositivi a forma appunto di ruota che, a contenitori
o a pale, sfruttavano la forza idraulica della corrente lirinate per il
sollevamento dell’acqua destinata all’irrigazione poderale e per la
macinazione dei cereali.
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Il progresso però travolge
tutto, e la gestione del prezioso flusso lirinate ha visto mezzi e
dispositivi ben diversi, così come l’uomo, con drizzagni e muraglioni, ha
eliminato le caratteristiche dell’àlveo del fiume, che,
nell’attraversamento del centro abitato, era caratterizzato da isolette,
meandri e rive coperte di vegetazione.
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