Infrastrutture di comunicazione II
Home ] Torna Su ] Infrastrutture di comunicazione I ] [ Infrastrutture di comunicazione II ]


Torna Su

 

  • GASDOTTI

  • Anche i gasdotti, che trasportano gas naturale, detto impropriamente metano, da cui l’altro soleci-smo, metanodotto, passano nel territorio comunale. Lo scorso decennio, nella zona meridionale dell’Agro Sorano (Ruscitto, Tombe, Pantano, San Domenico) dalla S.G.M. (Società gasdotti del Mezzogiorno) fu realizzata una linea; ora è la volta di un’altra, proveniente da Bussi, in provincia di Pescara, e diretta a Roccasecca. Passa a Nord, nella contrada Compre, attraversa la Statale 82 nella borgata Case Amanti, e si dirige verso Valleradice, Tòre e poi entra nella Valle di Comino.

  • Ma la realizzazione e la presenza di condutture sotterranee ormai non atterrisce più nessuno, dopo i lavori degli acquedotti, che, dagli scorsi decenni, portano l’acqua nella nostra città; basta attraversare la collina dei Forletta per rendersene conto, con due opere visibili lungo la strada, ma anche altre, ad esempio quella posta sul lato Nord del Duomo.

  • COLLEGAMENTI FERROVIARI

  • Sora-Avezzano

  • Fin dalla metà del secolo scorso, il Governo Borbonico aveva compreso la necessità strategica e nevralgica di una strada ferrata che collegasse Napoli con gli Abruzzi. Il pensiero andò subito alla Valle Roveto, zona ideale essendo il fondovalle adatto alla realizzazione, ed in più ubicato in una zona che in caso di conflitto diveniva importantissima. Il problema della localizzazione del tracciato, però, non era di facile soluzione, e per molti anni si restò indecisi sulla sua ubicazione, prospettando anche la vallata del Sangro come possibile zona di transito.

  • L’importanza era indiscussa, infatti la ferrovia avrebbe collegato la capitale del Regno con le province settentrionali del medesimo fino a Pescara, ed oltre al soddisfacimento delle esigenze della zona avrebbe avuto una grande funzione logistica, visto che andava ad attraversare regioni nelle quali per secoli e secoli erano passati invasori di ogni specie; però i lavori non iniziavano.

  • I tempi mutarono ed i Borbonici non poterono più realizzarla, e se ne fece quindi carico il giovane Regno d’Italia, ma rimanevano ancora indecisioni sul tracciato; due erano i progetti, uno che passasse per la Valle di Comino e poi entrasse nella vallata del Sangro, e poi un altro che portasse ad Avezzano; fu scelto giustamente il secondo, e ne fu tracciato il percorso da Sora, passando a lato del locale tanatoìco, dirigendosi verso Valleradice, Le Compre e la regione abruzzese.

  • Intanto, con lo spostamento della capitale a Firenze, si faceva ancora più necessario un collegamento tra Napoli e la nuova capitale, che non poteva attraversare certamente Roma, ancora in mano al Papa, e quindi vedeva il suo sviluppo ideale attraverso le Valli Roveto e del Liri.

  • Ma dal progetto alla realizzazione passarono altri anni, durante i quali furono interrogati anche i comuni della valle, affinché cedessero gratuitamente i terreni per il passaggio della linea, e, dopo altri anni ancora, la strada ferrata poté vedere la luce. Essa è veramente un capolavoro di ingegneria, che ha messo a dura prova progettisti, tecnici e maestranze. Cinquanta chilometri, con sedici ponti sul fiume Liri, tantissimi muri di contenimento, di scarpa e di sottoscarpa e numerose gallerie; esse sono:

  • Marianello (m 360) a Valleradice;

  • Selva (m 113) poco dopo la stazione della contrada Le Compre;

  • Sasso (m 136) a poca distanza dalla precedente, utilizzata anche come sede d’appoggio di una stradina che dalla principale si sviluppa poi alle pendici della montagna, raggiungendo le Case Catena;

  • Artificiale (m 47) poco dopo, così definita in quanto serve soltanto come contenimento delle propaggini inferiori del versante montuoso;

  • Rampucci (m 587) dopo la stazione di Ridotti-Collepiano, e prima di quella di Balsorano;

  • Ponticelli (m 164) tra la fermata di Roccavivi e quella di San Vincenzo Valle Roveto;

  • Di Pescocanale (m 140) poco prima dell’omonima stazione;

  • La Parata (m 108) poco dopo la fermata di Pescocanale;

  • Lo Sperone (m 132) poco prima della fermata di Cupone;

  • Di Capistrello (m 1337) dopo la stazione di Cupone;

  • Dell’Emissario (m 119) subito dopo la precedente;

  • La Giorgia (m 1413) poco prima della stazione di Capistrello;

  • Del Salviano (m 1061) tra le stazioni di Capistrello ed Avezzano.

  • La ferrovia parte quindi da Sora, attraversa con passaggio a livello la Statale 82 in contrada Valleradice, e supera il Liri con ponte a struttura metallica; scorrendo a destra del corso d’acqua, dopo pochi minuti arriva alla stazione Compre, anzi denominata adesso Compre-San Vincenzo; riparte, varcando il confine regionale dopo poche centinaia di metri, e supera nuovamente il fiume con ponte a struttura metallica, fermandosi poi presso la stazione di Ridotti-Collepiano (fermata che si effettua da pochi anni), che consiste semplicemente in una piccola costruzione che consente ai viaggiatori solamente di ripararsi dal vento e dalla pioggia; le due frazioni di Balsorano, soprattutto la prima, a causa della loro ubicazione non possono beneficiare pienamente del mezzo ferroviario, e sono costrette a ricorrere ad autobus pubblici od al trasporto privato. Si prosegue poi alla volta di Balsorano, attraversando nuovamente la Statale e giungendo nella stazione di questa cittadina, degna di tale denominazione, in quanto il primo importante centro della Valle Roveto che si incontra ha la stazione sede di uffici, di biglietteria, di servizi e di verde pubblico; inoltre, prerogativa di poche stazioni, presso di essa è possibile effettuare gli incroci, cioè essendo la linea ferroviaria ad un solo binario, bisogna che a percorrenze e momenti prestabiliti dagli ingegneri delle ferrovie, che predispongono gli orari, il treno che si muove in una direzione e l’altro che viaggia in quella opposta, si fermino in una stazione a doppio binario, e tramite manovre sugli scambi, se ne faccia ripartire prima uno e poi l’altro.

  • Ci rendiamo conto che così i treni si condizionano a vicenda, e che, oltre al minimo rischio di scontro frontale che si corre, sussista anche il ritardo dovuto ai mezzi che marciano in direzione opposta. Quindi, anche se un treno partisse in orario, ciò potrebbe essere vanificato proprio negli incroci, in quanto l’attesa dell’altro in ritardo ridurrebbe anche il precedente in questa condizione.

  • Ci vorrebbe il doppio binario, ma purtroppo la ferrovia non ha seguito l’evoluzione tecnica, ed il raddoppio della linea non è stato mai possibile, anzi si è spesso bocciato il tronco come ramo secco, e spesso se ne è rischiata la soppressione, soprattutto nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale e nel 1986; in tutti e due i periodi, la popolazione delle nostre zone si è battuta contro questa folle possibilità, che avrebbe ulteriormente isolato le nostre zone. Il 12 marzo 1986 ci furono scioperi e manifestazioni proprio per scongiurare il pericolo.

  • Di elettrificazione neanche a parlarne, anche perché essendo notevole lo sviluppo in galleria ed essendo esse molto basse in alcuni punti, bisognerebbe aumentarne notevolmente la sezione per consentire il passaggio della linea, oltre alle maggiori altezze dovute al trolley (archetto di presa della corrente per i motori elettrici delle locomotive).

  • Quindi i convogli ferroviari presenti sulla linea sono ancora a trazione Diesel (e chiamati curiosamente littorine, perché così definiti in epoca fascista in quanto ricordavano il fascio littorio, simbolo ed emblema del regime), assai inquinanti anche perché il rendimento termico di tale mezzo di propulsione è assai basso (18-25%), a causa di dispersioni, mentre quello di un motore elettrico sarebbe molto maggiore, e quindi, a parità di lavoro effettuato, si potrebbe impiegare una quantità molto minore di fonte di energia.

  • Le littorine in funzione sulla linea sono sia per il trasporto passeggeri sia incorporano i propulsori necessari allo spostamento, per cui possono viaggiare sia singolarmente che agganciate in serie.

  • A proposito di mezzi di propulsione, in alcune stazioni si vedono ancora i serbatoi dell’acqua e le colonne idrauliche per il rifornimento delle vecchie locomotive.

  • Proseguiamo quindi alla volta di Roccavivi, frazione di San Vincenzo Valle Roveto; anche qui soltanto una misera sala d’aspetto, mentre la Statale 82 si allontana, sia come distanza che come quota altimetrica. Continuiamo attraversando il tunnel, e da qui fino a Pescocanale, per parecchi chilometri, non ve ne saranno altri.

  • Arriviamo alla fermata di San Vincenzo Valle Roveto, caratteristica per la quota altimetrica riportata all’angolo dell’edificio e per l’esempio di arte topiaria che si trova dalla parte opposta della stazione; una siepe di bosso su un terreno in dolce declivio, che riporta, con tante pianticelle sapientemente disposte, il nome della fermata; anche qui è possibile effettuare gli incroci. Proseguiamo oltre con due considerazioni; ogni tanto si intravede qualche vecchia casa ferroviaria, con la vegetazione che ha coperto non soltanto la struttura, ma anche il collegamento che un tempo permetteva di raggiungerla.

  • In secondo luogo, il treno ha migliorato la vita, ma non di tutti, in quanto non effettua fermate intermedie come gli autobus; molte frazioni si trovano lontane dalle stazioni, e devono compiere un’ulteriore viaggio per raggiungerle, per cui, col passare degli anni, hanno cominciato ad usufruire con continuità dei servizi offerti dall’A.R.P.A., Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi, che col tempo si sono per loro fortuna intensificati con un progressivo aumento delle corse giornaliere.

  • Proseguendo, arriviamo alla stazioncina di Morrea-Castronovo-Rendinara e poi presso quella di Civita d’àntino-Morino, dove anche è possibile effettuare gli incroci.

  • Inoltre la Statale 82 si riavvicina alla linea ferroviaria, scorrendo a poca distanza ed a quota quasi uguale. Qualche chilometro più avanti la fermata di Civitella Roveto; la capitale della valle ha una stazione degna della sua importanza, utilizzata non soltanto per gli incroci, ma anche come deposito di materiale ferroviario.

  • Il prossimo paese è Canistro, con una stazione assai piccola.Una constatazione: fino a Canistro la linea ferroviaria, scorrendo in maniera abbastanza lineare, ha impiegato per giungere a Civitella Roveto una trentina di chilometri sui cinquanta dell’intero percorso, mentre la Statale 82, a causa del suo sviluppo assai tortuoso, è vicina ai quaranta chilometri sui cinquantacinque complessivi.

  • Da Canistro il vantaggio guadagnato viene perduto, in quanto la linea ferroviaria percorre una sorta di cappio, mentre la Statale si inerpica su per i rilievi, ed aggirando quello prima di Capistrello giunge al paese con la più elevata altitudine del suo tracciato, 800 metri, circa, e poi, valicato il monte Salviano, perviene alla fine del suo tracciato, alla quota 700 di Avezzano. La strada a scorrimento veloce Sora-Avezzano copre la distanza ancor più celermente, scorrendo a quota più alta e con galleria terminale.

  • Tornando invece allo sviluppo della linea ferroviaria, essa passa sotto Pescocanale, ed arriva alla fermata del paesino; proprio in questo tratto si riscontra la pendenza più elevata della tratta, il venticinque per mille; il paesaggio è incantevole e suggestivo. Guardando in alto, si può vedere il tratto della Statale 82 prima di Capistrello, anzi dalla medesima, volgendo il nostro sguardo verso il basso, si gode un panorama stupendo; gli edifici ferroviari, una spartana sala d’aspetto ed una costruzione perennemente chiusa ed in abbandono, luccicano di ghiaccio; sopra il rilievo il paesino. Patria di molti minatori, amministrativamente il borgo è frazione di Capistrello, appartenente alla diocesi dei Marsi, ma fa parte della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo, e costituisce con Cupone, altra frazione di Capistrello, la propaggine più settentrionale della Valle Roveto.

  • Lo stesso topònimo, Pescocanale, è formato da pesculum, roccia, e canale, appunto lo stretto corridoio attraverso cui scorre il Liri; quindi la roccia sopra il canale.

  • La ferrovia prosegue alla volta di Cupone, e volgendoci alla nostra destra possiamo vedere la bocca dell’emissario del Fucino e la linea ferroviaria ad una quota molto più alta dovuta al cappio sopraccitato.

  • Arriviamo alla fermata di Cupone, resa possibile soltanto negli ultimi decenni, uno scarno riparo in prossimità dell’imbocco della galleria denominata di Capistrello, di cui si può vedere l’uscita volgendosi indietro; il tunnel è veramente caratteristico, perché col tracciato in curva elicoidale ed in salita; all’uscita ci si trova orientati in senso pressoché opposto rispetto all’entrata, e, guardando in basso, si vede il tratto percorso pochi minuti prima; ma il tempo a disposizione è poco, in quanto si entra subito in un’altra galleria, e se ne esce quasi immediatamente per entrare in un’altra che ci porterà fino alla stazione di Capistrello; il tratto tra questa fermata e quella della sua frazione Cupone, abbastanza lungo, si svolge per il 96% in galleria, record per l’intero tronco.

  • A proposito di questo notevole sviluppo del collegamento tra Canistro e Capistrello, esso è scaturito dal fatto che i convogli ferroviari, in galleria, incontrano maggiore resistenza alla trazione per la diminuita aderenza delle ruote sulle rotaie a causa dell’umidità, quindi il dislivello tra le soprarriferite fermate è stato superato allungando il percorso e distribuendo la pendenza su una maggiore distanza, anche a cielo aperto, in modo da ottenere un percorso più agevole, perché con dislivello razionalmente ed opportunamente frazionato.

  • A proposito della galleria di Capistrello (1900), la realizzazione impegnò non poco tecnici e maestranze; si scavava il terreno a mano per lavori di piccola entità in terreni non troppo duri; invece, per la frantumazione delle rocce, si usavano le perforatrici, semplici o multiple, per praticare fori nella parete deputati ad accogliere le cariche di esplosivo; dopo brillamento delle medesime, si doveva procedere al marinaggio, cioè alla rimozione ed al trasporto all’esterno del materiale disgregatosi a causa dell’esplosione. In mancanza di perforatrici, i fori per posizionare le cariche venivano fatti a mano, mediante scalpelli, o facendo riscaldare, mediante una energica e costante fonte di calore, le rocce, che si fessuravano per la dilatazione, liberando spazio utile alla deposizione dell’esplosivo.

  • Alcuni operai di Arpino suggerirono ai tecnici un sistema per velocizzare il marinaggio e la realizzazione del ballast all’esterno e furono premiati per il miglioramento apportato all’esecuzione dei lavori; uno di loro era il progenitore di Francesco Quaglieri di Arpino, cartario ancora vivente ed attualmente beneficiato dall’I.N.P.S.. Anche l’altra galleria, La Giorgia (1899), fu un capolavoro di ingegneria, perché entrambe furono realizzate sotto centri abitati, con lapalissiane complicazioni per il tracciamento e la successiva realizzazione, da effettuarsi muovendosi in corrispondenza della preventiva individuazione di punti in superficie. Una riproduzione della zona di Cupone e dei lavori che la interessarono si può ammirare all’interno della stazione di Roccasecca.

  • Siamo entrati nell’ambito tecnico, e quindi finiamo la dissertazione; per quanto riguarda la sezione del cunicolo, si osservano in generale diverse tipologie di calotte lungo lo sviluppo della tratta, dovute alla natura dei terreni. Le dimensioni adottate nelle gallerie ferroviarie a semplice binario sono: larghezza al piano delle rotaie 4,60-5,00 m; larghezza a 2 m sopra il piano delle rotaie 5,20-5,60 m.

  • La struttura muraria di sostegno, detta rivestimento del vano, comprende nel caso più generale l’arco superiore o calotta, le due pareti, o piedritti, e la parte inferiore, detta arco rovescio in quanto ha appunto la forma di un arco rovesciato.

  • Nel caso più favorevole, cioè quello di un terreno che presenti una consistenza tale che la massa circostante allo scavo non sviluppi spinte oblique, il rivestimento si trova soggetto soltanto a carichi verticali, talvolta trascurabili, per cui la sezione libera può avere la forma di un rettangolo sormontato da un arco a tutto sesto o ribassato.

  • Nel caso più sfavorevole, cioè quello di un terreno incoerente e fluido, capace di trasmettere quasi come un liquido le pressioni in direzione normale al contorno dello scavo, la forma del rivestimento sarà circolare.

  • Arrivati a Capistrello, si transita nella stazione, molto grande, con possibilità di incrocio, e, superata nuovamente la Statale 82, si attraversa in tunnel il monte Salviano, arrivando alla tredicesima ed ultima fermata, alla stazione di Avezzano, nodo ferroviario importante, passaggio obbligato della Roma-Pescara.

  • Dopo questo spero piacevole viaggio torniamo agli eventi storici: la Sora-Balsorano fu pronta il 10 ottobre 1895, la Balsorano-Avezzano il 20 agosto 1902, perché i dispositivi tecnici non erano all’avanguardia come oggi, e per la realizzazione di ponti e viadotti si ricorreva non al calcestruzzo armato, bensì alle pietre squadrate e scalpellinate, opere colossali spazzate via dalla furia del secondo conflitto mondiale. Infatti la tratta non poté nemmeno celebrare le nozze d’oro con la valle, perché fu gravemente danneggiata dai Teutonici in ritirata. E lunga fu l’opera di ricostruzione, che a varie tappe riportò la strada ferrata alla normalità.

  • Il 15 gennaio 1954 fu riaperto il tratto Sora-San Vincenzo Valle Roveto, il 28 luglio 1955 la San Vincenzo Valle Roveto--Civita d’àntino-Morino, il 24 aprile 1958 la Civita d’Antino-Morino--Civitella Roveto, ed infine la Civitella Roveto-Capistrello il 4 gennaio 1959.

  • Mi sono soffermato maggiormente su questo tratto, in quanto è prossimo il centenario della realizzazione. Per quanto riguarda le opere ferroviarie della nostra città, la stazione fu purtroppo gravemente danneggiata dal terremoto del 13 gennaio 1915 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale; da segnalare anche un altro interessante manufatto, posto in prossimità della stazione, una sorta di cavalceferrovia, con gli stemmi reali, che, realizzato nel ventennio fascista, avrebbe dovuto risolvere il problema del passaggio a livello, ma non offrì le soluzioni sperate per via della sua insufficiente larghezza. Il problema delle intersezioni tra strade, ferrate e non, è quindi sempre stato affrontato, ma mai risolto definitivamente, nonostante la pericolosità e l’intenzione di eliminare i passaggi a livello; e nel nostro territorio comunale ce ne sono parecchi, con e senza barriere:

  • via Pantano, via Vicenne (senza), via Pozzo Pantano, via Trecce, via Ludovico Camangi, via San Giuliano, via Sferracavallo, via San Giovanni e Paolo-Vecchia di Campoli (con cancelli, dei quali sono rimasti soltanto i montanti), via Campopiano, via Valleradice, via San Vincenzo, via Compre, via Compre (senza), via Compre (senza), via Compre, via Compre (senza).

  • Nelle zone periferiche sono veramente tanti gli attraversamenti non regolati, caratterizzati dal precedente segnale di pericolo di treno sbuffante, quasi sempre assente; dalle traversine di quercia infilate verticalmente; dalle Croci di Sant’Andrea, una per un solo binario e due per più di un binario, anche se il loro uso avviene a sproposito, nel senso che questo criterio di differenziazione non sempre viene seguito; dal segnale F (sta per fischio), a carattere bianco su fondo nero e con bordo bianco del pannello quadrangolare costituente il segnale, che prescrive ai macchinisti di avvisare acusticamente eventuali persone presenti, del passaggio del treno. Ma senza adeguate reti di protezione, nonostante precise disposizioni legislative vietino l’introduzione, la circolazione e la sosta nella proprietà ferroviaria, molte persone, nelle zone di campagna, si muovono lungo la ferrovia, attraversandola dove fa loro comodo, con grave pericolo per la loro incolumità e per quella di ferrovieri e passeggeri

  • Per la Sora-Roccasecca sarò brevissimo per rispetto, in quanto argomento già trattato in una pubblicazione edita sei anni or sono e celebrativa del centenario della storica strada ferrata della Valle del Liri. Questa linea, arrivata a Sora il 1° luglio 1891, dopo il rettilineo nella campagna sorana e l’attraversamento del Fibreno con ponte metallico, si dirige verso Isola del Liri, stazione assai grossa, sede d’incrocio ma anche deposito di materiale ferroviario.

  • Dopo l’attraversamento del Vallone di Arpino e dopo la galleria Scrime (m 2152), la più lunga di tutto il tronco Avezzano-Roccasecca, che quasi direttamente collega le stazioni di Arpino e Santopadre, le due fermate fontanesi, Superiore ed Inferiore; attraversamento della statale 82, fermata ad Arce, e poi il tratto Arce-Colfelice-Roccasecca, quello di più facile realizzazione ed il primo entrato in funzione, il 4 dicembre 1884, e che si sviluppa nelle ridenti campagne attorno ai paesini summenzionati. Non ci facciamo più caso, per noi il treno è qualcosa di scontato, ma il misoneismo dei nostri antenati lo rendeva temibile, pensando a catastrofiche conseguenze del suo transito; dopo la paura, l’indifferenza, infatti adesso si preferisce l’automobile privata ed i convogli spesso trasportano pochissime persone, soprattutto scolari, mentre non si vedono più tutti i pendolari di un tempo, impiegati ed operai; le condizioni cambiano, in pggio purtroppo, la linea rimane costantemente quella, con interventi rarissimi; da segnalare, negli anni Ottanta, la sostituzione, in alcuni tratti, delle traversine di quercia con quelle di calcestruzzo armato; niente di eccezionale, se si pensa che in Germania, da decenni, si usano quelle di acciaio, costose ma resistenti alle sollecitazioni dinamiche, in quanto una cosa è sopportare il peso di un mezzo fermo ed un’altra è quella di subirne il peso in un novantesimo di secondo, (108 km/h, 108.000 m in un’ora, 3.600 secondi in un’ora, 108.000:3.600=30, 30 m percorsi in un secondo, 1 m percorso in un trentesimo di secondo, essendo la traversina circa 1/3 di metro, il passaggio avviene in 1/90) una mazzata violentissima. Infatti il cemento è un materiale che offre notevole resistenza alla compressione statica, sopportando a lungo forti pesi che vi gravino costantemente, ma non è adatto a resistere agli sforzi per urto, in quanto esso è notoriamente un materiale poco elastico; perciò, prima di poter utilizzare questo nuovo tipo di traversine, si è dovuto migliorare l’insieme delle caratteristiche del calcestruzzo, aumentandone l’elasticità, grazie anche all’apporto dell’armatura metallica interna; oppure ricorrendo alla moderna tecnologia del precompresso, che impone uno stato di presollecitazione di segno inverso rispetto a quello della sollecitazione che verrà prodotta dai carichi esterni, e soprattutto bilanciando e quindi annullando le sollecitazioni di trazione nel calcestruzzo.

  • L’impiego delle traversine del suddetto materiale sarebbe indispensabile soprattutto nei binari di sosta di locomotive, in quanto si corre il pericolo d’incendio degli organi di sostegno lignei, anche se iniettati di oli di catrame o soluzioni metalliche allo scopo di conferire loro caratteristiche ignifughe, evitarne la putrefazione e quindi aumentarne la durata (mediamente 25 anni). Comunque siamo ben lontani da standard europei , americani o nipponici, con locomotori nei quali addirittura il contatto tra il mezzo e la linea non esiste più.

  • Ormai il progresso è irrefrenabile, possiamo entrare in un mondo che non esiste, tra un po’ andremo a vivere su Aldebaran trasformati in tachioni e viaggiando quindi a velocità ben superiori a quella della luce, contravvenendo alle leggi einsteniane; ma sempre con la constatazione che il progresso deve procedere di pari passo con la civiltà, altrimenti esso diventa qualcosa di inutile, o peggio, un’arma a doppio taglio.

  • TELOS

 

 

Indietro ] Torna Su ]
(Non è ancora possibile effettuare la ricerca)

Ricerca:

pietromargiotta@soraweb.it