RECENSIONE
CINEMATOGRAFICA PER SORA WEB
PAOLO CARNEVALE
"I
veri nomi" di
Andrea De Carlo ed. Mondadori
Torna lo scrittore più internazionale
d'Italia, quello che forse più di ogni altro è
riuscito a costruirsi una patina di esterofilia che gli consente
di avere un mercato ampio e trasversale. Andrea De Carlo non
è forse uno scrittore tra i più noti ed apprezzati
dal grande pubblico, ma bisogna dargli atto di essersi con
gli anni costruito una dimensione da artigiano delle lettere
che altri forse, più artisti ed ispirati, non hanno:
con una regolarità ed una familiarità che se
gli hanno fatto perdere in originalità, ha però
contribuito a cerare uno zoccolo duro di lettori che lo segue
da anni nelle sue storie post moderne.
"I veri nomi" è la storia, in fondo, di un
grande inganno; quello portato avanti da Raimondo ed Alberto,
due amici milanesi che in un pomeriggio noioso e piovoso decidono
di mettere su una beffa che cambierà le loro vite senza
possibilità di rimedio. Scrivere false interviste su
veri cantanti rock, stranieri irraggiungibili da chiunque,
ma non da Raimondo A. Vaiastri, il personaggio inventato da
tutti e due, ma impersonato da uno solo dei due amici. Raccogliere
materiale sugli autori scelti e poi montare il tutto come
se si trattasse di un vero e proprio libro-intervista, da
vendere al miglior offerente. Usando il personaggio di Raimondo,
costruito con tutti gli stereotipi del classico giornalista
rock moderno. Il gioco va bene; perché mentre Alberto,
il biografo nascosto, va in America a procurarsi le fonti
migliori, ed in fondo ottenendo ciò che voleva, cioè
uscire dalla mediocrità italiana, Raimondo rimane in
Italia a godere dei proventi della sua fama usurpata, ma non
per questo meno reale. Finché tutto finisce come doveva;
con lo smascheramento, la fuga e l'eremitaggio in terre lontane,
che siano America o Australia.
Come spesso succede agli scrittori, De Carlo segue uno schema
già utilizzato; per sé sceglie la parte del
protagonista esterno, Alberto, osservatore passivo della situazione;
mentre lascia a Raimondo, l'altro, la parte più attiva,
estrema, ed in fondo infantile. La critica alle convenzioni
del mercato e dello star system lo scrittore l' ha già
utilizzata ( si pensi ad esempio a "Tecniche di seduzione");
e si può certamente obiettare che, dopo i primi approcci
di "Treno di panna", oppure di "Uccelli da
gabbia e da voliera" la dimensione della novità
abbia ceduto il posto alla ripetitività un po' furba.
Ma questo non toglie gradevolezza alla storia. Ed alla capacità
dello scrittore di snocciolare parole che si lasciano leggere
con indubbia facilità e divertimento.