RECENSIONE
CINEMATOGRAFICA PER SORA WEB
PAOLO CARNEVALE
"LA
FINESTRA DI FRONTE"
di Ferman Ozpetek
Dopo il grande successo de "Le fate ignoranti",
torna il regista turco che si era segnalato qualche anno fa
con il delizioso "Il bagno turco", con la partecipazione
(allora) di un giovane ma già bravissimo Alessandro
Gassman alle prese con un ruolo abbastanza insolito; quello
di un giovane architetto italiano a suo agio in una realtà,
quella occidentale, fatta di chiarezza di ruoli, anche dal
punto di vista più intimo; e che scopre invece nell'immersione
in una realtà come quella turca di doversi mettere
in discussione.
Era sempre il tema del mettersi in discussione quello che
predominava anche nelle "Fate ignoranti". La scoperta
di una realtà casuale come quella del tradimento del
marito con un altro uomo (Stefano Accorsi), provocava nella
splendida Margherita Buy una vera e propria rivoluzione interiore.
E l'avventura alla ricerca dei dettagli della doppia vita
del marito purtroppo morto diventava anche una presa di coscienza
personale di quanto fosse stata chiusa e povera la sua vita
precedente.
Sono situazioni che si ritrovano anche nell'ultimo film del
regista turco, ma da anni romano d'adozione. La protagonista
in questo caso è la giovanissima Giovanna Mezzogiorno
(in uscita nelle sale anche con il film biografico sulla tragedia
di Ilaria Alpi), nel ruolo di una giovane mogie alle prese
con un matrimonio difficile perché ripetitivo, in cui
i sentimenti sono alle prese con una realtà mediocre
e sconfortante fatta per distruggere anche le illusioni più
grandi. In questa realtà piomba il personaggio di Raul
Bova, forse alla sua prima vera prova "matura" nel
cinema d'autore, che regge splendidamente la parte dell'innamorato
segreto costretto da convenienze e impossibilità "di
comodo" a palesarsi in maniera chiara.
Un film denso, tutto giocato sugli sguardi e sulle percezioni
lontane e nascoste, nell'assunto, tipico in tutti i films
del regista turco, che il sentimento si accompagna quasi sempre
alla impossibilità di manifestarlo apertamente.
Da notare anche la prova del grande Massimo Girotti, alla
sua ultima prova prima della morte sopraggiunta qualche giorno
dopo la fine della lavorazione, qui nel ruolo di un ex deportato
vicino di casa che fa da quasi voce narrante e coscienza critica
di tutta la vicenda.