RECENSIONE
CINEMATOGRAFICA PER SORA WEB
PAOLO CARNEVALE
"RICORDATI DI ME" DI GABRIELE
MUCCINO
Un
affresco impietoso della nuova borghesia, che appare spesso
tale solo nominalmente, con logiche e situazioni che si ripetono
l'una dopo l'altra. Un catalogo degli orrori che non sembra
dare scampo a nessuno. Con un finale aperto che lascia spazio
alla speranza solo per chi pensa che ci possa essere.
Sono alcune considerazioni elementari che si possono fare
riguardo alla visione di "Ricordati di me", il novo
film di Gabrele Muccino che, da qualche settimane imperversa
nelle sale cinematografiche di tutta l'Italia. E che ha fatto
parlare del suo regista come del nuovo Dino Risi. Per la sua
capacità di tratteggiare attraverso una apparente commedia,
le nevrosi della società a cui apparteniamo corrodendo
attraverso inquadrature e sguardi feroci tutte le nostre convinzioni.
Una strada già intrapresa con "Come te nessuno
mai" e poi brillantemente proseguita con " L'ultimo
bacio".
A partire dall'idea della famiglia vista come il luogo perfetto
ed ideale. Non è certamente così quella dello
sfortunato Fabrizio Bentivoglio, promotore finanziario con
velleità da scrittore frustrate da un matrimonio stanco,
da una moglie nevrotica (Laura Morante) , professoressa acida
con rimpianti da attrice. Completano il quadro un figlio maggiore
insicuro ed in cerca di conferme, ed una sorella minore convintissima
della logica delle veline come simbolo di appartenenza e riscatto
sociale; e consapevole della bontà di qualsiasi mezzo
utilizzato per arrivare allo scopo.
Tutto precipita quando entra in gioco Monica Bellucci, prima
fiamma di Bentivoglio e depositaria di una rinnovata passione
che farà scricchiolare il matrimonio, anche se….
In mezzo, i tentativi di fare l'attrice della Morante, intervallati
dalle sue tragicomiche ricerche di un amante, e le diverse
strade che i figli finiscono per seguire.
Il finale è ovviante aperto, ma solo falsamente rassicurante.
Chi rischia di più alla fine paga, ma non fa parte
della famiglia in questione. Da vedere rivedere illudendosi
(forse) di non appartenere a quel genere di società.